Funnyg’s Weblog

giugno 5, 2008

Once

Filed under: musica — by funnyg @ 3:47 pm

Ieri sera ho visto Once, favola musicale dell’irlandese John Carney. La storia racconta di due ragazzi che s’incontrano a Dublino condividendo la comune passione per la musica. Il film ha vinto l’Oscar per miglior canzone originale.Una storia d’amore multiculturale raccontata in modo delicato, mai sdolcinato.Non è il lieto fine che conta. C’è lo stesso la forza dei sentimenti, c’è l’emozione, ci sono le parole che esprimono come si sta dentro.Poi le scelte, i bivi, le strade che possono dividersi senza perdersi.Ad un “un mago impolverato”, che avevo smesso di aspettare.

Annunci

maggio 29, 2008

Sud, fuga dell’anima

Filed under: storie — by funnyg @ 10:07 am

“Se una sera di primavera un viaggiatore arrivasse in città la troverebbe in festa, sveglia a fare l’alba per strada, giovane, come non accade quasi mai.Non crederebbe che d’inverno qui la neve dura anche quaranta giorni, che i marciapiedi si sgretolano sotto lo spessore del ghiaccio, che nei locali si beve vino per scaldarsi e che spesso le strade ghiacciate ti parlano di un pezzo d’Europa lontana: i Paesi Scandinavi e Copenaghen; Di notte non sono molto diversi, con le strade che brillano alla luce dei lampioni e la gente con le mani in tasca e la falda larga dei cappelli che corre svelta verso casa, a viso basso. Se arrivasse in una di queste sere di primavera stentata, a tratti, si lascerebbe affascinare dai vicoli illuminati e ingombri di giovani e bicchieri vuoti, grida, musica e spirito di festa, di libertà. Potrebbe pensare di trovarsi nel bel mezzo di una cena di contrada, nell’incantata Siena medioevale,dove respiri la follia, la passione, l’amore viscerale per le radici. Dove i colori delle bandiere ad ogni angolo segnano i confini e dividono i cuori. Dove non si dimenticano mai le origini sacre delle tradizioni e l’inesauribile voglia di superare i limiti, strabiliare, bere vino fino alla feccia, finché la bocca è impastata e lo sguardo è appannato. Il nostro viaggiatore inizierebbe a ballare al ritmo scandito della musica che rimanda a tempi ormai andati, senza fermarsi , senza imbarazzo o finto pudore. L’aria è leggera e la musica incalza, l’alchimia di sguardi, voci e suoni, confonde e attrae, incanta. Largo Pignatari, raccolto tra il nuovo splendore di Palazzo Loffredo e la pietra viva delle case intorno, sembra una piazzetta di Positano o Taormina, d’estate, gremita di turisti e gente di ogni tipo che beve, sorride, semplicemente osserva e gode dello spettacolo. Tra le luci soffuse e i corpi accaldati il nostro fortunato vagabondo, guardando la palma che maestosa svetta al centro del lastricato, penserebbe ai paesi bianchi e scintillanti del Salento o alla Sicilia interna, riarsa, ma splendida e tenace. Se una sera di primavera un viaggiatore capisse di essere a Potenza, nei giorni della festa del Santo Patrono, saprebbe quanto i giovani potentini amano la propria città, e a volte riescono viverla in modo diverso. Almeno una volta l’anno seguono un amore naturale e irrazionale fregandosene dell’apparire perché forse la propria terra, di così tanto mondo, è l’unico posto in cui si possa tornare.”

Giovanna 2005

maggio 16, 2008

Come dicevano i greci:negli entusiasti dimora Dio

Filed under: ricominciare — by funnyg @ 9:18 am

Il mio amico filmaker A.F. mi ha scritto questa frase via mail ieri e nel mio piccolo cervello si sono scatenate una serie di riflessioni.Per me è un periodo sereno, senza dubbio. Sono molto tranquilla. Piango, certo, ma anche quello per me vuol dire che sto bene, è la mia normalità.

Riesco a dedicarmi giornate a camminare in montagna in ottima compagnia, mi immergo nel lavoro, nei bagni di folla, nelle nuotate senza sosta. Con entusiasmo.

E non sopporto il difattismo annoiato di chi mi circonda, la noia, il non sapere rendere le cose che capitano delle opportunità. Non lo sopporto fisicamente.

maggio 2, 2008

Matera camp 2008, in bocca al lupo!

Filed under: blogger — by funnyg @ 10:01 am
Tags: ,

penso ai miei amici torinesi in viaggio verso Matera, al condividere, discutere.Alla gravina lussureggiante, dai colori che feriscono gli occhi, al blu cobalto del cielo lucano.

Al mio pezzo di sud ideale,che si muove, che cambia.

Roma è magnifica in questa primavera a tratti, è caldo l’affetto che mi circonda.

In bocca al lupo ragazzi!

www.materacamp.org

aprile 28, 2008

Aprile 2008, primavera

Filed under: ricominciare — by funnyg @ 8:49 am
Tags:

Vado a dormire senza riuscire a piangere; vorrei farlo, ma le lacrime si fermano prima che mi senta libera di cacciarle fuori, e mi addormento. Che strano. Sono in montagna, una cima innevata e sotto la vallata verde, è primavera. Osservo i fiori, sento odori che non mi ricordavo di conoscere: è l’aria leggera di quando ero bambina, l’odore della campagna, il silenzio tra l’abbaiare dei cani. La luce che sale, tutto è attutito. Trapianto il mughetto facendo attenzione che le radici siano coperte dalla terra umida. Uso solo le mani, distribuisco le zolle, le frantumo. Adesso il davanzale è pieno, c’è il tulipano che sta nascendo e forse la margherita s’è ripresa. La rosa, presuntuosa, ha una persona che cura solo lei.

aprile 9, 2008

A caduta libera, in cerca di uno schianto. Subsonica

Filed under: ricominciare — by funnyg @ 10:19 am
Tags: ,

È stato un tuffo.
Ginocchia piegate, piedi al bordo della pedana, metà dentro e metà fuori. Le gambe hanno gioco, molleggiano. Le spalle sono curve, la schiena segue, inarcata, l’allungarsi delle braccia alte, palmi in fuori, paralleli. Testa fra le braccia, orecchie attaccate alle braccia e sguardo in giù. Fronte bassa. È la testa che deve entrare per prima, è lei che pesa e fa da contrappeso. Esito. Mi muovo incerta in avanti, lo sguardo vede solo l’azzurro della corsia. C’è silenzio intorno. Vado. I piedi si staccano con un piccolo disequilibrio delle spalle, è bastato uno slancio minimo e sono sospesa tra acuqua e aria, nello stesso momento in cui me ne accorgo la testa è già giù e mi spingo verso l’alto, a cercare l’aria.
Quanto c’è voluto. Anni, forse. Per sentire che il click era lì, pronto. Che potevo sopportare l’apnea, che ero in grado, che il mio corpo non aspettava altro. E poi, a pelo d’acqua, poche bracciate e sono pronta per ricominciare. Sono qui, in piedi, di nuovo. Bordo-pedana-risalgo-riprovo.
E adesso metto da parte i ricordi che affiorano prepotenti a ogni parola, verso, aggettivo, discorso, racconto, domanda. Sarò in grado di prenderli in mano dopo, col tempo, con pazienza, quando niente farà più male. Lascio stare i ricordi, cerco solo cose e posti e voci che mi facciano bene, che mi tengano la mano, che sappiano ascoltare. C’è l’energia enorme dei miei genitori, la loro capacità di stupirmi sempre, ancora. Ci sono già tramonti tiepidi sulle Alpi e sul fiume. Ci sono i ciliegi in fiore e piazza Vittorio che toglie il respiro da quant’è bella.

marzo 21, 2008

L’equilibrio degli squali

Filed under: precise parole — by funnyg @ 11:52 pm

Sono le due e mezza. Una luce fredda e scontornata precisa le montagne. Mi vengono incontro tutte mentre entro in città. Mi lascio portare dalla tangenziale e penso Allora Torino mi vuole bene, guarda che saluto.

Certi giorni scopro una specie di dolore nella felicità. Quando è troppo forte faccio fatica a sostenerla. Ma poi la sostengo eccome. Ho proprio il fisico giusto, la capacità di un vaso grande: ne posso contenere una quantità vergognosa, volendo. E voglio, certo che voglio.

Guardo le cime coperte di neve che specchiano luce. Posso contenre tutta la catena.La bellezza è quasi feroce, ma io penso ci sta. Per l’emozione accelero e pazienza per il limite infranto. L’intero arco alpino, ci sta tutto. Mi sembra di avere il grand’angolo nell’occhio: vedo il Bianco, il Rosa, il Monviso, forse anche le Dolomiti; è così pulito, il cielo.

Caterina Bonvicini, L’equilibrio degli squali, Garzanti, 2008

marzo 14, 2008

Andarsene così/Baustelle

Filed under: ascoltare — by funnyg @ 3:11 pm

 Sarebbe splendido. Amare veramente. Riuscire a farcela. E non pentirsi mai. Non è impossibile pensare un altro mondo. Durante notti di paura e di dolore. Assomigliare a lucertole nel sole. Amare come Dio. Usarne le parole. Sarebbe comodo. Andarsene per sempre. Andarsene da qui. Andarsene così.

come dicevamo nella pianura emiliana lo scorso week end, ma non sono bravissimi questi Baustelle? ed è di nuovo venerdì!

marzo 3, 2008

vedo

Filed under: andare — by funnyg @ 2:53 pm

All’improvviso la luce si spegne. Una lampadina ha deciso di non funzionare. All’improvviso non vedo più un corpo brutto, deforme, enorme davanti allo specchio.Vedo delle spalle, delle braccia, i muscoli definiti delle braccia, un segno definito sulle cosce. Un polpaccio, la caviglia. Vedo il seno, l’addome, forma tondeggiante della pancia, ma non troppo.Vedo la linea della schiena, la curva del collo. Mi vedo, mi osservo, in ogni particolare colgo un cambiamento.Ci sono cose che non saranno mai: magrezza, scapole evidenti, capelli lunghi e mossi.Andamento incerto.Ci sono cose che erano e non sono più. Occhi sgranati, sguardo da bambina, movimenti fluttuanti, che non si posano sulle cose ma scivolano in fretta. Poi ci sono cose che fanno fatica ad uscire: bisogno di fisicità, sfiorarsi di mani, braccia, corpi, intrecci di gambe. Ci sono cose che non posso più essere. Bianco o nero. Dentro o fuori.Inizia ad esserci un ritmo, respiro, mi fermo, riprendo, coordino, scivolo. Non c’è più resistenza. Quanto tempo ho aspettato prima di trovare il tempo giusto, che fosse solo mio, in cui sentirmi a mio agio. E quanto tempo ancora sto impiegando a chiedere agli altri di rimanere fuori, di lasciarmi spazio, di non aiutarmi più.

febbraio 15, 2008

Haruki Murakami, Norwegian Wood

Filed under: libri — by funnyg @ 9:59 am

[…] E quell’immagine continua insistente, in qualche parte di me, a tirarmi dei calci e a gridare: ehi, svegliati! Non vedi che sono ancora qui? Svegliati e sforzati di capire. Di capire che ci sto ancora a fare qui. Non è che mi faccia male, non provoca alcun dolore. Ogni volta che tira dei calci si sente solo un rumore sordo, un rumore che forse finirà per scomparire come è scomparso tutto il resto. Ma io in quell’aereo della Lufthansa nell’aeroporto di Amburgo, tutte queste immagini hanno continuato a sferrarmi dei calci, più a lungo delle altre volte e con più forza che mai. Svegliati, sforzati di capire! è per questo che sto scrivendo. Sono uno di quelli che per capire le cose ha assolutamente bisogno di scriverle […]. Se io provassi a rilassarmi andrei a pezzi. Ho sempre vissuto così, da tanto tempo, e anche adesso è l’unico modo in cui posso vivere. Se una sola volta mi lasciassi andare non potrei più tornare indietro. E se andassi a pezzi il vento mi spazzerebbe via.

H. Murakami, Norwegian Wood, Einaudi, Torino 2006

« Pagina precedentePagina successiva »

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.