Funnyg’s Weblog

novembre 30, 2009

No Berlusconi Day- funnyg sarà a Londra

Non uso più tanto questo blog, ma è un mezzo – il mio – per diffondere idee e parole.

Il 5 dicembre io sarò a Londra

di fronte il Consolato Generale a Londra / opposite the Italian General Consulate

dalle 13.00 alle 17.00.

Se vivi all’estero cerca qui la tua piazza, è importante!

http://noberlusconiday.wordpress.com/5-dicembre-allestero/#comment-769

Giovanna

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agosto 28, 2008

Il cerchio, la circonferenza

Filed under: ricominciare — by funnyg @ 12:42 pm

Arriva un momento in cui descrivi un cerchio intorno a te, chi è fuori è fuori. Non ti chiedi manco più perché, non ci si può spiegare tutto. Mi accorgo che per me la circonferenza non è mai chiusa del tutto, ha delle parti tratteggiate, discontinue.Come una membrana da cui può passare o filtrare il ricordo, la voglia di un abbraccio, l’emozione e anche il dolore. Parliamo, però, del dentro. Di quello che è nel cerchio.
C’è chi senti dentro come la famiglia, nel sangue. Gradi diversi, pochi momenti per vedersi, ma l’intesa, il prezzo di un bacio, di una cena, di quel sorriso, proprio quello, vale notti in treno e stanchezza fisica. Vale una notte fino all’alba per un bagno in pochissimi nell’acqua trasparente. Vale molti momenti di solitudine, ognuno a vivere la sua vita. Poi si fissa una data, un posto, ed è come un magnete. Come i raggi di una ruota.
Oggi insofferente.
Fuori sole. Foto. Negli occhi ancora il mare della Sicilia. Isole: Favignana e Levanzo. Affetto. Amici. Ore lente. Parole, racconti. Riprendiamo esattamente da dove abbiamo lasciato.Stare bene, come succede di rado. Addirittura divertirsi, unire mondi lontani. Incrociare pezzi di vite. Lui come un termometro – sorridevi, eri te stessa, ora sei un pò tesa – poi mi augura buon giorno col sorriso e un caffè.
L’affetto di chi ti offre casa sua, l’amaro in frigo (lucano, ovviamente) e il giornale da sfogliare sul divano con la naturalezza sincera di un fratello maggiore. Ci sono anche le ore davanti alla sua foto in quest’estate finita già, sul suo letto, tra le sue cose. C’è il suo sorriso enigmatico che mi guarda dall’alto. E tre conchiglie attaccate su un mosaico colorato per dirle non ci hai delusi, ti amiamo da qui. La pantera rosa di quando avevamo sei anni ed era più alta di noi che abiterà con me nella nuova casa torinese. L’abbraccio forte di suo fratello.
Il sole sulla pelle non asciuga le lacrime né il dolore e mentre nuoto guardando il fondo e i pesci scappano via e l’acqua a Cala rossa è molto fredda e senza le corsie il blu profondo sotto i piedi mi mette ancora paura, mi rendo conto. Ma ho imparato a controllare il respiro e mi muovo lentamente per tornare a riva.

Adesso qui ho i calcinacci e la polvere, odore di legno e di nuovo e il sole che  entra a fiotti tutto il giorno dalle finestre in fila. Il motivo per cui la casa tutta impolverata me la sono sentita addosso a marzo e non ho resistito. Lei ha scelto me. La città è semivuota. Mi alzo presto, fa quasi freddo. I vestiti sono quelli che non uso più e sono già da lavare. Poi c’è questa scrivania chiara e poca voglia. Molte cose che avrei voluto fare e vedere oltre i posti e le persone che sono riuscita a incontrare. Il sole del sud ora molto lontano. Poco tempo e troppo pensieri,la testa non li contiene tutti, mi fa male oggi, sembra esplodere. Illuminazioni, solo attimi di chiaro. Visi in fila scolpiti nel cervello,paesaggi mozzafiato.
[Mia sorella che sta per partire, un altro anno lontane ma vicinissime. Lei è solo una  versione avanzata di me, come il sistema operativo di un computer.Così dicono.]

maggio 16, 2008

Come dicevano i greci:negli entusiasti dimora Dio

Filed under: ricominciare — by funnyg @ 9:18 am

Il mio amico filmaker A.F. mi ha scritto questa frase via mail ieri e nel mio piccolo cervello si sono scatenate una serie di riflessioni.Per me è un periodo sereno, senza dubbio. Sono molto tranquilla. Piango, certo, ma anche quello per me vuol dire che sto bene, è la mia normalità.

Riesco a dedicarmi giornate a camminare in montagna in ottima compagnia, mi immergo nel lavoro, nei bagni di folla, nelle nuotate senza sosta. Con entusiasmo.

E non sopporto il difattismo annoiato di chi mi circonda, la noia, il non sapere rendere le cose che capitano delle opportunità. Non lo sopporto fisicamente.

aprile 28, 2008

Aprile 2008, primavera

Filed under: ricominciare — by funnyg @ 8:49 am
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Vado a dormire senza riuscire a piangere; vorrei farlo, ma le lacrime si fermano prima che mi senta libera di cacciarle fuori, e mi addormento. Che strano. Sono in montagna, una cima innevata e sotto la vallata verde, è primavera. Osservo i fiori, sento odori che non mi ricordavo di conoscere: è l’aria leggera di quando ero bambina, l’odore della campagna, il silenzio tra l’abbaiare dei cani. La luce che sale, tutto è attutito. Trapianto il mughetto facendo attenzione che le radici siano coperte dalla terra umida. Uso solo le mani, distribuisco le zolle, le frantumo. Adesso il davanzale è pieno, c’è il tulipano che sta nascendo e forse la margherita s’è ripresa. La rosa, presuntuosa, ha una persona che cura solo lei.

aprile 9, 2008

A caduta libera, in cerca di uno schianto. Subsonica

Filed under: ricominciare — by funnyg @ 10:19 am
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È stato un tuffo.
Ginocchia piegate, piedi al bordo della pedana, metà dentro e metà fuori. Le gambe hanno gioco, molleggiano. Le spalle sono curve, la schiena segue, inarcata, l’allungarsi delle braccia alte, palmi in fuori, paralleli. Testa fra le braccia, orecchie attaccate alle braccia e sguardo in giù. Fronte bassa. È la testa che deve entrare per prima, è lei che pesa e fa da contrappeso. Esito. Mi muovo incerta in avanti, lo sguardo vede solo l’azzurro della corsia. C’è silenzio intorno. Vado. I piedi si staccano con un piccolo disequilibrio delle spalle, è bastato uno slancio minimo e sono sospesa tra acuqua e aria, nello stesso momento in cui me ne accorgo la testa è già giù e mi spingo verso l’alto, a cercare l’aria.
Quanto c’è voluto. Anni, forse. Per sentire che il click era lì, pronto. Che potevo sopportare l’apnea, che ero in grado, che il mio corpo non aspettava altro. E poi, a pelo d’acqua, poche bracciate e sono pronta per ricominciare. Sono qui, in piedi, di nuovo. Bordo-pedana-risalgo-riprovo.
E adesso metto da parte i ricordi che affiorano prepotenti a ogni parola, verso, aggettivo, discorso, racconto, domanda. Sarò in grado di prenderli in mano dopo, col tempo, con pazienza, quando niente farà più male. Lascio stare i ricordi, cerco solo cose e posti e voci che mi facciano bene, che mi tengano la mano, che sappiano ascoltare. C’è l’energia enorme dei miei genitori, la loro capacità di stupirmi sempre, ancora. Ci sono già tramonti tiepidi sulle Alpi e sul fiume. Ci sono i ciliegi in fiore e piazza Vittorio che toglie il respiro da quant’è bella.

novembre 8, 2007

come scendere da un tagadà

Filed under: ricominciare — by funnyg @ 1:40 pm

Esiste ancora nei Luna Park quella giostra che ti fa andare il sangue alla testa tanto si agita e ti sbatacchia?ecco, stamattina mi sento come appena scesa da lì.Frullata.

(diciamo che ci sono salita una sola volta perchè quando mio padre ci portava alle giostre o era troppo presto, tipo le 4 del pomeriggio, ed era quasi tutto chiuso, o mi faceva salire solo su quelle che non facevano paura a lui. Mi ricordo bene, però come stavo dopo!).

Ieri sera alla 21.13, dopo soli 13 minuti di “casaTorino”, programma che il caro suzukimaruti trasmette con Giorgio Valletta ogni mercoledì dalle 21 alle 24 in radio, sui 91.2 FM, già dormivo. E ho aperto gli occhi alle 9.08

a presto, dal mio pezzo di sud

g

settembre 3, 2007

Settembre

Filed under: ricominciare — by funnyg @ 9:07 am

Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un’ ex terza classe? L’ angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,di un giorno qualunque, di una sponda brulla? dicon tanto un silenzio e uno sguardo.
Se ci sono non so cosa sono e se vuoi quel che sono o sarei, quel che saro’ domani…non so dire se nasce un periodo o finisce, se dal cielo ora piove o non piove.

Quello che so è che ieri davanti al Po illuminato dal sole caldo del pomeriggio ho tracciato linee profonde, rivangato vecchi campi non arati da mesi, instillato dubbi, portato il discorso su salite ripidissime, incrociato profonde inquietudini, sentito il vento che accarezzava mani, viso e poi scompigliava i capelli, la fronte, entrava negli occhi. Il fastidio di parole scomode, che invertono prospettive, cambiano e confondono. Non è nell’inquietudine che voglio restare, fa male. Eppure è una strada, verso il diritto alla felicità che ora non ho. C’è una spinta che rimane oggi a farmi compagnia nella casa vuota e Vinicio che canta la mia malinconia (il vento della sera sarà che bagna e poi s’asciuga/ il cuore che non tace/ tristezza che non viene da ora e non viene da sola/ sprecato la vita in ogni dove).
Linearizzazione, trasparenza.Ho ricominciato dalla cose piccolissime: dire sempre la verità, a me stessa per prima. Guardare quello che è, non quello che vorrei fosse, parlato al mio cuore con domande dirette; questo è il momento, non ce ne sarà un altro. Osservato lui ascoltarmi smarrito e convinto che nulla è irrecuperabile. Osservato lui dormire accanto a me e cercarmi nel sonno, svegliarsi con me a un mio svegliarmi all’improvviso sudata, accarezzarmi fino a farmi riaddormentare. Detto a me stessa se è quel corpo, se sono quegli occhi, se è il suo sguardo acuto sulle cose e tenace ma disilluso che mi rende felice, che voglio scegliere ancora. E se così non è, con le spalle al muro, voglio dirmi: vai, senza voltarti, come al binario dieci di oggi. E fa male, ma guardarlo affacciato al finestrino è insopportabile, il cuore mi esce fuori. Ho schivato dei colpi, una guardia dura, serratissima.Mi sono presa spesso la parte migliore autogiustificandomi e dicendomi che avevamo troppo sacrificato già anni, notti. Che mi era permesso vivere come volevo, come sentivo. Come assumendomi solo una parte delle mie responsabilità, senza fare a metà le attese, i dubbi. Ignorandoli, è facile. Chiudi il cervello, vai in automatico. Metti la polvere sotto un tappeto. Quando lo rialzi, però, è veramente difficile pulire tutto insieme, lavi il pavimento due, tre, quattro volte: è sempre tutto avvolto di una polverina sottile, sedimentata, che avvolge e si infila, non va via. Che sembra farina.
Vai vai, conosco certe lettere d’amore, il gusto amaro del mattino. Vai,vai, conosco queste sere senza te. Ma vai, tu vai. Conosco le mie lettere d’amore, il gusto amaro del mattino..il tempo si,ci ruba e poi ci asciuga il cuore. Sorridimi ancora..ma non è l’amore che va via, il tempo si, ci ruba e poi ci asciuga il cuore, sorridimi ancora, non ho più niente da aspettar.

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