Funnyg’s Weblog

ottobre 22, 2007

Bamboccioni deluxe e ragazze mondiali/C. De Gregorio

Filed under: differenze di genere — by funnyg @ 9:30 am

Sono passati quindici giorni e magari non se ne ricorda più nessuno, la memoria tampone
collettiva è tarata su tre, fateci caso: ogni settantadue ore fa reset come i computer, e si azzera. Invece,vale la pena di ripescarlo, quel venerdì di due settimane fa: era il giorno – sui giornali, in tv – delle “ragazze” e dei “bamboccioni”. Le ragazze che vincono il mondiale, tre italiane su tre, in foto e nei filmati sudate, stravolte, pallide, a combattere le più brave del mondo. I bamboccioni che, boh! non lo so cosa mi piacerebbe fare, svegliami alle undici, cosa c’è per pranzo, dov’è la mia camicia. Coetanei, venti-quarantenni. Anche solo nella scherma, fate un fermo immagine su Valentina Vezzali e Aldo Montano.

Lei al quinto titolo mondiale dopo 32 anni, un figlio, un ginocchio sfasciato. Dice a Emanuela Audisio. «In cucina se non c’è mia mamma mi metto io ai fornelli. C’è parecchio da fare quando torni da un mondiale e sei stata via dieci giorni, il bimbo ti aspetta perché gli hai promesso di portarlo a vedere i burattini, tuo marito ti aspetta con l’abat jour accesa perché vuol vedere quanto ti è mancato, tua madre si prende un turno di riposo perché per dieci giorni ha cucinato lei. Ora sei tornata, tocca a te. Come se fossi stata in ferie, assente giustificata ma assente: torni a casa con la medaglia d’oro al collo e trovi il lavoro arretrato, quindi forza, sotto, che ti credi ».

Montano non ha mai parlato nelle interviste dei suoi impegni domestici, sarà stata discrezione. A vederlo sui giornali fra isole famose, fattorie e soubrette fisicamente dotatissime, mesi fa, sembrava un vitellone anni ’50. Sul punto di lanciare una linea di biancheria intima con la sua firma: un vitellone al passo coi tempi. Poi si è pentito e si è ripreso, ho letto. Qualcuno lo avrà consigliato, forse minacciato. Ha ricominciato ad andare benino, l’argento salutato come “una resurrezione”. Era morto, dunque: di che male? Le cronache sportive ne parlano con l’indulgenza premurosa che si usa per un convalescente, ma il ginocchio fasciato era della Vezzali, non suo. Allora: che malattia era? Un rigurgito da bamboccione, certo: bamboccione nella versione extra lusso, macchine potenti, atollo alle Maldive, fidanzata che spalma l’olio sul torace. Bisogna capirlo, poveretto. Una debolezza, è normale. Invece no, non è normale».

Dice Vezzali in quella illuminante intervista: «La società non si muove, noi sì. Cerchiamo l’indipendenza, seguiamo le nostre aspirazioni. Per questo siamo ancora vittime della violenza maschile, basta vedere un anno di cronaca nera». Dove c’è una donna che dice no al fidanzato (in carica, decaduto, candidato) e quello la picchia, l’ammazza. «L’indipendenza ha un prezzo, meglio pagarlo anche se costa». Quindi, forza ragazze, perché voi dello sport siete la prima linea, le uniche per cui vale davvero la regola del risultato e solo quella: sei più brava, sei più veloce, schiacci meglio la palla, vinci. Di qua dalla linea del gioco non funziona così, e il male dell’Italia, uno dei mali più gravi, è questo: solo che nessuno lo vede perché l’epidemia aggredisce chi ha meno di 50 anni, gli invisibili, e perché chi lo vede fa finta di no.

Un Paese a doppia velocità a risultato truccato: vince chi va più piano. Le donne che lavorano per 4 studiano, si laureano, prendono la patente, trovano lavoro. Cercano casa e vanno a prendere lui a casa perché lui non guida, lo svegliano la mattina al telefono perché non sente la sveglia, lo invitano fuori per una pizza e pagano loro. Quando abbiamo pubblicato quasi un anno fa la storia del trentenne che non esce di casa abbiamo ricevuto per mesi lettere d’insulti, tutte maschili, e di incoraggiamento, tutte femminili. Le ragazze corrono, i ragazzi frenano. Poi, al momento della verità, le ragazze escono di scena. Figli, casa, genitori malati, pasti da preparare: guadagnano meno degli uomini e non vale la pena. Così finalmente i conti tornano. Le donne a casa, massimo un part time e pazienza per gli articoli pubblicati su Science. Subentrano i bamboccioni, che non è che a 40 anni si trasformino. Restano com’erano: dov’è la camicia, cosa c’è per cena. Solo che ora dirigono i giochi. Le ragazze a casa a prender gocce per dormire, poi ci si stupisce che la depressione sia un male femminile. Forza, ragazze, voi che vincete le gare: passate l’aspirapolvere, ascoltate l’amica che piange, lasciate le lasagne nel freezer, poi andate a fare secchi gli avversari. Tutti, non ne lasciate vivo neanche uno. Al ritorno si va coi bimbi ai giardinetti.

Ah, poi volevo solo dirvi a presto e che vi aspetto!

“Science is like sex: sure, it may have practical results, but that is not the reason we do it”
Richard Feynman

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