Funnyg’s Weblog

novembre 30, 2009

No Berlusconi Day- funnyg sarà a Londra

Non uso più tanto questo blog, ma è un mezzo – il mio – per diffondere idee e parole.

Il 5 dicembre io sarò a Londra

di fronte il Consolato Generale a Londra / opposite the Italian General Consulate

dalle 13.00 alle 17.00.

Se vivi all’estero cerca qui la tua piazza, è importante!

http://noberlusconiday.wordpress.com/5-dicembre-allestero/#comment-769

Giovanna

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luglio 9, 2008

Lidia Ravera, scrivere

Filed under: cose — by funnyg @ 9:41 am

“Scrivo da quando ho memoria, scrivo per mantenerla, la memoria, l’attenzione, qualcosa di vigile.Scrivo per sorvegliare lo svolgimento della vita. La mia, quella degli altri. Se non scrivessi sarebbe un bel guaio.”

Lidia Ravera

ps.ma lo Strega a Paolo Giordano che, per carità, è un ragazzo a posto e di compagnia, proprio no!

dicembre 14, 2007

amici, alchimie, parabole

Filed under: cose — by funnyg @ 11:17 am

Ho un raffreddore storico, di quelli che quando sei piccolo ti salti la scuola anche se non hai la febbre. Ieri nuotare in questo stato mi ha fatto andare l’acqua nel cervello perchè per espiare sott’acqua ho usato solo la bocca ma lei, l’elemento acqua, voleva lo stesso entrare dal naso.Comunque. Stamattina, mentre andavo al lavoro, ho incontrato la saggia A. che mi ha regalato un pacco di caramelle balsamiche. Lei e A, insieme alla biondaC, ad Ameliè che ora è ora a Parigi e ad Alberto, sono gli amici che nella mia vita mancavano.Di quelli che quando torni da una trasferta e hai il frigo vuoto, immaginano che non hai voglia di pizza, senza che tu lo dica, ti invitano a cena. Come quando torni da un colloquio di lavoro e vuoi parlare di com’è andata e del perchè e del percome. E loro sono lì, rocce.

Fine anno, tempo di bilanci. In un momento durissimo per me, a inizio estate, ho iniziato a frequentare di più uno dei “criticicritici”. Mai come a giugno ho apprezzato l’amore per le cose che nella via fanno la differenza che V. mi ha trasmesso: la musica, l’arte, i libri, certi pezzi di sud che ci portiamo dentro, il saper fare dei progetti. E la passione e l’orgoglio che ci unisce. In poco tempo ho iniziato a consierare V. un amico. Presente, discreto, saldo. Stessa cosa quando, davanti a una finestra, in pochi metri quadrati, ho chiacchierato a lungo con G. e scoperto che, superate certe fasi iniziali, in alcuni rapporti poi è tutto in discesa. Nonostante gli alti e i bassi, è un fatto di sintonie. Ed è spontaneo, non si descrive e non ci sono congetture. Come direbbe lui “è solo da vivere”.

Mi chiedo, nella malinconia che sempre mi prende in questo periodo dell’anno, se vive meglio chi aspetta o chi agisce. Se sia più giusto prendersi sempre la parte migliore o aspettare e scegliersi la fetta dopo che si sono serviti gli altri. Mi torna in mente la parabola di Marta e Maria, ci penso spesso. Una sempre “ai piedi del maestro”, l’altra a sfaccendare. Ad un certo punto la seconda si rompe le palle e dice alla sorella che dovrebbe aiutarla, invece di godersi solo le visite. Il maestro dice di non biasimare Marta perchè s’era scelta la parte migliore. Ovviamente, dalla prima lezione di catechismo, mi sono sentita Maria. Ed è da allora che provo a cambiare ruolo!

novembre 27, 2007

Divano, sabato, metà mattina

Filed under: cose — by funnyg @ 9:16 am

Infilo gesti in automatico: avviare la lavatrice, prendere la scopa, preparare il pranzo.
Intanto uso il cervello per sondare il mattone che ho nella testa e sullo stomaco da qualche giorno. Ieri si chiamava “invecchiare”, la vita degli anziani, dei genitori anziani.
Penso a quante volte costringa mio padre a ricordare i nomi dei miei amici, che sono sempre gli stessi, che dimentica da sempre. A quando lo costringo a sforzarsi di pronunciare un nome senza dargli indizi, anche se so che lo sbaglierà. A volte ho paura che perda la parola, la memoria, che non capisca più cosa e chi lo circonda. Come una volta in cui all’ufficio postale ho visto un vecchio, senza documenti, che non si ricordava nulla. Nomi, strade, nome dei figli e indirizzi. Una morsa allo stomaco e signore gentili accanto a lui che lo riempivano di domande.
Venerdì il mattone si chiamava lontananza, o anche cose irreversibili, persone che non tornano e anche l’essere innamorati: può un fidanzato cambiarti la vita?
La mia risposta è no. Può farti sentire desiderata, amata, compresa e meno sola. Ma le tristezze, le ambizioni, i pensieri e le paure rimangono le tue. Un fidanzato non ti cambia la vita, a volte l’alleggerisce, ti fa sentire la possibilità che fare a metà non è per forza rinunciare. A volte un amore – figlio, fidanzato, amante – è un limite, una catena, un pensiero prima di addormentarti, una conferma davanti allo specchio. Ma rimani tu davanti a te stessa e alle tue fragilità.
Poi è arrivato A.B. con la storia di chi esce fuori di testa. Nella mia sono entrate giornate estive tra pareti grigie. Porte chiuse a chiave alle spalle e un sacco di silenzi. Occhi bassi, occhi vuoti. Una sepcie di pudore, tutto meridionale e delle donne, soprattutto, di non sapere descrivere i sentimenti, le emozioni, di non volersi mostrare vulnerabili.

In un altro angolo è saltato fuori un sacco trasparente pieno di caramelle colorate, tutte di colori diversi. E un uomo dal sorriso buono che mi diceva di non avere paura, anche se l’uomo che parlava da solo avrebbe mangiato dieci coppette di gelati, infilando le coppe una nell’altra, mettendo sotto quelle vuote, come una torre; l’uomo che parlava da solo non mi avrebbe fatto del male. E c’era la mano forte di mio padre e il sorriso buono di quell’uomo con una piccola croce apputata sul petto. E il parco del manicomio, e donne che cantavano, e freddo e le luci di Natale.

Poi, in un angolo ancora più remoto, è venuta fuori una partita di pallone su un campo tutto transennato dove, prima di entrare, avevo lasciato fuori la borsa, i miei documenti e anche le chiavi della macchina. E gli occhi di quei ragazzi che dalle maglie della rete vedevano solo trapezi di cielo, piccolissimi, blu cobalto. E la forza dei tiri in porta, e le parole, le urla e anche i sorrisi e gli abbracci, la fisicità. Il mattone erano le mie chiacchierate con G. e il suo sguardo pragmatico su tutte le cose e l’insegnarmi a guardare in prospettiva.

è da quel momento che non ci sono stati più solo il bianco e il nero

novembre 21, 2007

Cose di oggi

Filed under: cose — by funnyg @ 9:40 am

– Buon compleanno a Sirdrake: sai com’è, tra trentenni ci si capisce 😉

– Piove, da tornarsene sotto il piumone;

– Chi sa se esserre ha trovato il nome con cui comunicare e fare parlare gli under30 del PD (anche se a Veltroni l’idea non piace, lui dice che saranno gli under30 a “dirigere”, senza bisogno di sezioni dedicate!);

– A pranzo vedrò uno dei criticicritici e parleremo di cose da fare, anche insieme a loro;

– Spero che suzukimaruti abbia dormito abbastanza stanotte, ieri era proprio cotto.

buona giornata

g

novembre 14, 2007

mentre dormono…

Filed under: cose — by funnyg @ 10:14 am

Da tre o quattro mattine (cioè da quando sono qui, nella mia camera di bambina che al momento divido con mia nonna) mi accorgo che non mi era mai sembrato così vero l’adagio attualissimo a casa mia: “Accarezzare i figli mentre dormono” ovvero: fai in modo che sappiano che ci sei, senza essere un genitore troppo amico, sii inflessibile, che non ti vedano mai piangere e che non ti considerino una persona fragile, attaccabile. Nell’educazione sii severo, fino ad essere rigido. Dialogo quanto basta, ruoli molto definiti.

Da quando sono arrivata mia nonna mi rimbocca le coperte prima di uscire dalla stanza che dividiamo. Lo fa in fretta, per non svegliarmi e perchè non me ne accorga. Non è mai stata una nonna tenera, nè indulgente. Però lo fa.

Fa molto freddo e piove, anche.

g

settembre 23, 2007

profumi

Filed under: cose — by funnyg @ 12:13 pm

[da un pò questo post mi ballava in testa, poi ieri mattina mi sono persa tra le bottiglie e gli odori ed è stato chiaro quello che volevo dire.]

Apre la porta, lascia, con fare sprezzante il registro blu con l’etichetta bianca sulla cattedra e la solita copia del giornale, tutta arrotolata e spiegazzata, anche se è la prima ora. Il plico dei compiti in classe viene scagliato lontano.
Inizia a passeggiare nel poco spazio che separa la cattedra dai primi banchi. Passeggia nervosamente, a scatti. Parla col timbro forte e aggressivo, ritmo concitato. Mentre passa tra le sedie di legno con le spalliere piene di tagli, che tirano i fili ai maglioni, ci invade un profumo forte, di dopobarba; poi c’è un retrogusto invernale, di sere col calore dei termosifosi e la testa intontita su un libro pieno di formule. Questo è l’odore della Matematica e della Fisica, di quando nella mia testa si crea il vuoto assoluto, il cancello è chiuso, serrato. Non capisco e non voglio impegnarmi a capire. Flussi, portate, logaritmi. Fahrenight…nel mio cervello e nel naso.
Poi c’è la geometria, non quella piana, la trigonometria. Si chiama Occhiverdi, il profumo del secondo liceo. La bottiglia è piccola col tappo verde di plastica; è lo stesso profumo di Puzzle,  che col suo pile a rombi mi spiega come risolvere i problemi con gli angoli e i gradi. Ovviamente io non capisco ancora né voglio capire. Nello stesso periodo c’è Roma, che sa di borotalco e vecchie signore che pregano in chiesa: rassicurante come partecipare (e non subire) una lezione di letteratura inglese. Cavarsela con uscite abbastanza intelligenti. La bottiglia è terribilmente kitsch, colonne doriche intagliate sul vetro opaco.
Armani, Acqua di Giò, da uomo: pomeriggi di sabato, sabato sera. Visi appena rasati, giovani. Corpi prestanti, belli, abiti spesso di sartoria che scivolano sui corpi allenati. Sono i miei amici piccolo borghesi, ma sempre cari, nonostante tutto. Ed è così anche per Ralph Lauren, Polo sport, Armani Code, CK one e CK b.
Biblos, Cielo: ora lo usa mia madre perché non lo sopportavo più. Sa di brava ragazza e mi ricorda una litigata con una vecchia amica.
Intanto è arrivata mia zia, quella da cui – lei dice – ho preso gli strani poteri di preveggenza, (fare sogni su cose e persone che poi si avverano). Lei è molto ricca e fa sempre bei regali. A Natale di due o tre anni fa mi ha comprato quello che è diventato il mio profumo; lo indosso, come si dice in modo corretto, non riesco  a trovarne uno che mi piaccia di più. Sa di frutta e di primavera. Mia sorella sa di spezie, cannella e zenzero: non ci sono marche note o meno note a cui l’associo.
Domenica mattina sulla strada per la chiesa, con le signore che tornano dalla funzione precedente ed esclamano “Buon giorno direttò, è vostra figlia?!auguri!” (auguri?mah!). Ecco, quel momento è Hugo Boss, è papà.
Poi ci sono i posti: Genova sa di sud, pane fresco appena sfornato a tutte le ore, mare e aria salmastra. Panni stesi ad asciugare nei vicoli. Torino sa di ferro e di tram, sa di stazione. La mia città, che nei fatti è un paese, spesso sa di neve e di aria di montagna. Siena sa di cucina della domenica e di quella delle osterie, di stracotto al Chianti. Salerno odora di porto come Napoli. Palermo di dolci al sesamo e carne arrostita per strada.

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