Funnyg’s Weblog

settembre 10, 2009

Settembre 09

Filed under: tempo di tornare — by funnyg @ 10:18 am

Non chiedetemi di scegliere, né di riflettere per l’ennesima volta sulle differenze nord-sud, sui costi-opportunità del vivere qui o lì, su dove scommettere e sacrificare, su dove aggiungere e cosa togliere. Se “tutto il mondo è paese”,o se la questione meridionale sia ancora in piedi, come cinquant’anni fa, a guerre finite. Ho poche certezze: vivo lontana dalla Basilicata da 11 anni, per una scelta che nel tempo diventa via via più ragionata, consapevole, con tutti i suoi pro e i contro. Anni di studio, incontri straordinari e mediocri, amori (possibili e non), distanze, nostalgie e piccoli successi che mi hanno spinta sempre un po’più in là. Cerco di non sedermi, non sentirmi mai arrivata da nessuna parte, davanti a nessuna scrivania, davanti a nessun nuovo capo. Questa ostinata ambizione mel’ha trasmessa la mia terra, ormai lo so. E se potessi scegliere se vivere qui o a mille chilometri di distanza, non so ancora cosa sceglierei. Ho forse superato il senso di colpa di chi parte e si sente traditore. Trovo legittimo andare a prendersi ciò che manca anche lontano, se necessario. Amo pensare che il mio “orgoglio lucano” stia nel rimanere fedele a me stessa, ai valori con cui mi hanno educata e a tutto quello che ho respirato da bambina. La lealtà, il senso del dovere dei miei genitori, l’onestà intellettuale come guida, regalo di alcuni – rarissimi – insegnanti, la gratuità, l’essere ben disposti verso il prossimo. Valori. Che mi fanno sentire fedele a me stessa se in un gruppo di persone rimango quello che sono, anche se mi percepiscono ingenua, o molto più vicina allo stereotipo di donna cresciuta in provincia e partita in cerca di fortuna, che a quello di donna in carriera.
Partire anche per imparare ad andare oltre quello che pensa la gente, rompere gli schemi, sentirsi vivi, col proprio bagaglio di ricordi, tradizioni, amici d’infanzia che stanno lì e ti rassicurano, ti sostengono, anche solo nel ricordo di una foto sulla spiaggia a vent’anni. Ma ci seu tu, insieme a un po’ di solitudine che ti fa guardare dentro e ti insegna a capire chi sei, cosa togliere e cosa tenere, dove andare.
Tornare: quando il calendario dice che è tempo, e in effetti quando il cuore sente che è ora. Trovare i genitori che invecchiano e sentirsi di nuovo egoisti, irriconoscenti. E dall’altra parte indipendenti, liberi. Non mi piace inveire contro la classe dirigente, obsoleta, ignorante. Mi disgusta il pensiero comune che sia sempre colpa degli altri se le cose non vanno, se la gente fa la valigia. “Qui non c’è niente”, ma anche “A lavorare al nord per 1.200 euro non ci vado” (troppo duro stirarsi la camicia da soli e vivere senza troppi agi).
Allora? Allora credo fermamente che non è vero che solo i migliori se ne vanno; molti restano, divincolandosi tra clientelismi, giochi sporchi della politica e dando vita a cosa belle, che non esistevano. Rimanendo con le radici ben salde. Allora è possibile, eccome. E ha pure un prezzo alto da pagare.
So solo che il sud è una nostalgia dell’anima che non ti abbandona mai, che sa riconciliarti col mondo e allo stesso tempo metterti davanti a tutte le miserie, le meschinità e l’ignoranza di cui l’uomo è capace. Da donna, aggiungo, è capace di farti sentire allo stesso tempo madonna e sgualdrina, appendice di uomini che ti riaccompagnano a casa e escono con gli amici e che ti vorrebbero inchiodata al ruolo di moglie: poche possibilità di scegliere, mediare, condividere le incombenze della famiglia e dei figli. Eppure.
Di così tanto mondo, il sud rimane l’unico posto in cui, periodicamente, ritorno, con la speranza di dare qualcosa e la certezza di prendere, sempre.

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4 commenti »

  1. Cara Giò, mi sono ritrovato qui per caso, proprio qualche giorno dopo essere stato di sfuggita a Matera..
    Inutile dire quanto condivida le tue impressioni sul Sud; io ho mantenuto un contatto seppur labile, per motivi di studio, anche se per il resto ho tentato di estraniarmi.
    Io credo che il problema della nostra generazione, che in tutta italia è drammatico, al Sud lo è ancora di più. Anche io non ho ricette o soluzioni, anche io ho incontrato gente che è rimasta e che cerca di combattere, rischiando di essere soffocata o inghiottita “dal sistema”.
    Purtroppo le poche note liete restano isolate, nell’indolenza generale; se solo ci fosse un modo per congiungerle e valorizzarle, proteggerle, ci sarebbe qualche speranza in più.

    Un abbraccio

    Stefano

    Commento di stefano — settembre 14, 2009 @ 9:44 am |Rispondi

    • Adesso che sono tornato lo posso dire:” sono proprio tanti i paesi “. Eppure, se li conto, mi diventano soltanto uno e come me infelice.(Albino Pierro, da ‘ Curtelle a lu sòue’)
      so che molti di noi pensano così e che tutto resta inespresso,una sorta di potenza che non diventa atto.
      O diventa energie spese in altri luoghi.
      Occasione persa o ricchezza da far confluire?
      io questo ancora non lo so,ma forse (come dice calvino nel Barone rampante) forse non lo so solo perchè sono “ancora troppo giovane”..
      un abbraccio,giò

      Commento di funnyg — settembre 14, 2009 @ 3:00 pm |Rispondi

  2. mi hai semplicemente commosso

    Commento di Leo — novembre 18, 2009 @ 4:21 pm |Rispondi

  3. Bello, bello perchè scritto con il cuore prima che con la penna e con la mente, me lo ha segnalato un amico che ringrazio ancora per il regalo. Sono convinta che la mobilità è una grande opportunità per crescere, per confrontarsi e arricchirsi. L’opportunità ancora più grande sarebbe, per il sud, recuperare e sue risorse più belle, quelle umane, perchè ritornino e rendano più bello questo territorio, lo arricchiscano con esperienze nuove e perchè si possa ragionare alla grande. Chi va via deve continuare a dare il suo contributo, nonostante la stupidità e la povertà di certa classe dirigente che non riesce a programmare, a infondere speranze. Per far grande questo sud, ma basterebbe anche solo di un poco. Se qualcosa di positivo accadrà sarà sicuramente per il coraggio di chi è rimasto e di quanti sono andati, che non debbono sentirsi, mai e completamente, lontani per sempre e tra costoro i pochi “ispirati” impegnati a dare un senso ai valori che questa terra ha fatto crescere in ciascuno.

    Commento di liliana — dicembre 21, 2009 @ 1:06 pm |Rispondi


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