Funnyg’s Weblog

Maggio 16, 2008

Come dicevano i greci:negli entusiasti dimora Dio

Archiviato in: ricominciare — by funnyg @ 9:18 am

Il mio amico filmaker A.F. mi ha scritto questa frase via mail ieri e nel mio piccolo cervello si sono scatenate una serie di riflessioni.Per me è un periodo sereno, senza dubbio. Sono molto tranquilla. Piango, certo, ma anche quello per me vuol dire che sto bene, è la mia normalità.

Riesco a dedicarmi giornate a camminare in montagna in ottima compagnia, mi immergo nel lavoro, nei bagni di folla, nelle nuotate senza sosta. Con entusiasmo.

E non sopporto il difattismo annoiato di chi mi circonda, la noia, il non sapere rendere le cose che capitano delle opportunità. Non lo sopporto fisicamente.

Maggio 2, 2008

Matera camp 2008, in bocca al lupo!

Archiviato in: blogger — by funnyg @ 10:01 am
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penso ai miei amici torinesi in viaggio verso Matera, al condividere, discutere.Alla gravina lussureggiante, dai colori che feriscono gli occhi, al blu cobalto del cielo lucano.

Al mio pezzo di sud ideale,che si muove, che cambia.

Roma è magnifica in questa primavera a tratti, è caldo l’affetto che mi circonda.

In bocca al lupo ragazzi!

www.materacamp.org

Aprile 28, 2008

Aprile 2008, primavera

Archiviato in: ricominciare — by funnyg @ 8:49 am
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Vado a dormire senza riuscire a piangere; vorrei farlo, ma le lacrime si fermano prima che mi senta libera di cacciarle fuori, e mi addormento. Che strano. Sono in montagna, una cima innevata e sotto la vallata verde, è primavera. Osservo i fiori, sento odori che non mi ricordavo di conoscere: è l’aria leggera di quando ero bambina, l’odore della campagna, il silenzio tra l’abbaiare dei cani. La luce che sale, tutto è attutito. Trapianto il mughetto facendo attenzione che le radici siano coperte dalla terra umida. Uso solo le mani, distribuisco le zolle, le frantumo. Adesso il davanzale è pieno, c’è il tulipano che sta nascendo e forse la margherita s’è ripresa. La rosa, presuntuosa, ha una persona che cura solo lei.

Aprile 9, 2008

A caduta libera, in cerca di uno schianto. Subsonica

Archiviato in: ricominciare — by funnyg @ 10:19 am
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È stato un tuffo.
Ginocchia piegate, piedi al bordo della pedana, metà dentro e metà fuori. Le gambe hanno gioco, molleggiano. Le spalle sono curve, la schiena segue, inarcata, l’allungarsi delle braccia alte, palmi in fuori, paralleli. Testa fra le braccia, orecchie attaccate alle braccia e sguardo in giù. Fronte bassa. È la testa che deve entrare per prima, è lei che pesa e fa da contrappeso. Esito. Mi muovo incerta in avanti, lo sguardo vede solo l’azzurro della corsia. C’è silenzio intorno. Vado. I piedi si staccano con un piccolo disequilibrio delle spalle, è bastato uno slancio minimo e sono sospesa tra acuqua e aria, nello stesso momento in cui me ne accorgo la testa è già giù e mi spingo verso l’alto, a cercare l’aria.
Quanto c’è voluto. Anni, forse. Per sentire che il click era lì, pronto. Che potevo sopportare l’apnea, che ero in grado, che il mio corpo non aspettava altro. E poi, a pelo d’acqua, poche bracciate e sono pronta per ricominciare. Sono qui, in piedi, di nuovo. Bordo-pedana-risalgo-riprovo.
E adesso metto da parte i ricordi che affiorano prepotenti a ogni parola, verso, aggettivo, discorso, racconto, domanda. Sarò in grado di prenderli in mano dopo, col tempo, con pazienza, quando niente farà più male. Lascio stare i ricordi, cerco solo cose e posti e voci che mi facciano bene, che mi tengano la mano, che sappiano ascoltare. C’è l’energia enorme dei miei genitori, la loro capacità di stupirmi sempre, ancora. Ci sono già tramonti tiepidi sulle Alpi e sul fiume. Ci sono i ciliegi in fiore e piazza Vittorio che toglie il respiro da quant’è bella.

Marzo 21, 2008

L’equilibrio degli squali

Archiviato in: precise parole — by funnyg @ 11:52 pm

Sono le due e mezza. Una luce fredda e scontornata precisa le montagne. Mi vengono incontro tutte mentre entro in città. Mi lascio portare dalla tangenziale e penso Allora Torino mi vuole bene, guarda che saluto.

Certi giorni scopro una specie di dolore nella felicità. Quando è troppo forte faccio fatica a sostenerla. Ma poi la sostengo eccome. Ho proprio il fisico giusto, la capacità di un vaso grande: ne posso contenere una quantità vergognosa, volendo. E voglio, certo che voglio.

Guardo le cime coperte di neve che specchiano luce. Posso contenre tutta la catena.La bellezza è quasi feroce, ma io penso ci sta. Per l’emozione accelero e pazienza per il limite infranto. L’intero arco alpino, ci sta tutto. Mi sembra di avere il grand’angolo nell’occhio: vedo il Bianco, il Rosa, il Monviso, forse anche le Dolomiti; è così pulito, il cielo.

Caterina Bonvicini, L’equilibrio degli squali, Garzanti, 2008

Marzo 14, 2008

Andarsene così/Baustelle

Archiviato in: ascoltare — by funnyg @ 3:11 pm

 Sarebbe splendido. Amare veramente. Riuscire a farcela. E non pentirsi mai. Non è impossibile pensare un altro mondo. Durante notti di paura e di dolore. Assomigliare a lucertole nel sole. Amare come Dio. Usarne le parole. Sarebbe comodo. Andarsene per sempre. Andarsene da qui. Andarsene così.

come dicevamo nella pianura emiliana lo scorso week end, ma non sono bravissimi questi Baustelle? ed è di nuovo venerdì!

Marzo 3, 2008

vedo

Archiviato in: andare — by funnyg @ 2:53 pm

All’improvviso la luce si spegne. Una lampadina ha deciso di non funzionare. All’improvviso non vedo più un corpo brutto, deforme, enorme davanti allo specchio.Vedo delle spalle, delle braccia, i muscoli definiti delle braccia, un segno definito sulle cosce. Un polpaccio, la caviglia. Vedo il seno, l’addome, forma tondeggiante della pancia, ma non troppo.Vedo la linea della schiena, la curva del collo. Mi vedo, mi osservo, in ogni particolare colgo un cambiamento.Ci sono cose che non saranno mai: magrezza, scapole evidenti, capelli lunghi e mossi.Andamento incerto.Ci sono cose che erano e non sono più. Occhi sgranati, sguardo da bambina, movimenti fluttuanti, che non si posano sulle cose ma scivolano in fretta. Poi ci sono cose che fanno fatica ad uscire: bisogno di fisicità, sfiorarsi di mani, braccia, corpi, intrecci di gambe. Ci sono cose che non posso più essere. Bianco o nero. Dentro o fuori.Inizia ad esserci un ritmo, respiro, mi fermo, riprendo, coordino, scivolo. Non c’è più resistenza. Quanto tempo ho aspettato prima di trovare il tempo giusto, che fosse solo mio, in cui sentirmi a mio agio. E quanto tempo ancora sto impiegando a chiedere agli altri di rimanere fuori, di lasciarmi spazio, di non aiutarmi più.

Febbraio 15, 2008

Haruki Murakami, Norwegian Wood

Archiviato in: libri — by funnyg @ 9:59 am

[…] E quell’immagine continua insistente, in qualche parte di me, a tirarmi dei calci e a gridare: ehi, svegliati! Non vedi che sono ancora qui? Svegliati e sforzati di capire. Di capire che ci sto ancora a fare qui. Non è che mi faccia male, non provoca alcun dolore. Ogni volta che tira dei calci si sente solo un rumore sordo, un rumore che forse finirà per scomparire come è scomparso tutto il resto. Ma io in quell’aereo della Lufthansa nell’aeroporto di Amburgo, tutte queste immagini hanno continuato a sferrarmi dei calci, più a lungo delle altre volte e con più forza che mai. Svegliati, sforzati di capire! è per questo che sto scrivendo. Sono uno di quelli che per capire le cose ha assolutamente bisogno di scriverle […]. Se io provassi a rilassarmi andrei a pezzi. Ho sempre vissuto così, da tanto tempo, e anche adesso è l’unico modo in cui posso vivere. Se una sola volta mi lasciassi andare non potrei più tornare indietro. E se andassi a pezzi il vento mi spazzerebbe via.

H. Murakami, Norwegian Wood, Einaudi, Torino 2006

Febbraio 1, 2008

Lo spazio bianco

Archiviato in: libri — by funnyg @ 9:45 am

Io non sono buona ad aspettare. Non sento curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita.

V. Parrella, Lo spazio bianco,  Einaudi, Torino 2008

Gennaio 28, 2008

Argentera, Valle Stura

Archiviato in: andare — by funnyg @ 9:40 am

Difficile non conoscere l’inerzia: ora la casa è silenziosa, tutti dormono,nulla e nessuno mi vieterebbe di dormire, io cerco contatti col mondo di fuori, lontano dal silenzio ovattato di queste montagne e il bianco che è il qui e ora. Oltre l’affetto che ho intorno, che mi fa stare bene, come sempre succede tra chi viene dalle stesse cose. Un bianco che acceca, scintilla, un bianco assoluto, pieno.
Da questo silenzio imparare ad alimentare, a creare. Come sull’amaca sotto la palma d’estate, e i muretti a secco e il mare a poche centinaia di metri. Come nell’acqua che circonda e riempie e svuota e fluisce e ti fa fluire. Tempo mio, non c’è niente che sovrasti la mia volontà, niente di veramente più importante o più forte. Mi misuro con nuovi equilibri, solo il tempo di capire come vincere l’attrito, scivolare, alzare le spalle, allontanare le ginocchia. Scendere. Silenzio, luce, freddo in faccia. Sto in piedi e non l’avrei mai detto.

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