Arriva un momento in cui descrivi un cerchio intorno a te, chi è fuori è fuori. Non ti chiedi manco più perché, non ci si può spiegare tutto. Mi accorgo che per me la circonferenza non è mai chiusa del tutto, ha delle parti tratteggiate, discontinue.Come una membrana da cui può passare o filtrare il ricordo, la voglia di un abbraccio, l’emozione e anche il dolore. Parliamo, però, del dentro. Di quello che è nel cerchio.
C’è chi senti dentro come la famiglia, nel sangue. Gradi diversi, pochi momenti per vedersi, ma l’intesa, il prezzo di un bacio, di una cena, di quel sorriso, proprio quello, vale notti in treno e stanchezza fisica. Vale una notte fino all’alba per un bagno in pochissimi nell’acqua trasparente. Vale molti momenti di solitudine, ognuno a vivere la sua vita. Poi si fissa una data, un posto, ed è come un magnete. Come i raggi di una ruota.
Oggi insofferente.
Fuori sole. Foto. Negli occhi ancora il mare della Sicilia. Isole: Favignana e Levanzo. Affetto. Amici. Ore lente. Parole, racconti. Riprendiamo esattamente da dove abbiamo lasciato.Stare bene, come succede di rado. Addirittura divertirsi, unire mondi lontani. Incrociare pezzi di vite. Lui come un termometro – sorridevi, eri te stessa, ora sei un pò tesa – poi mi augura buon giorno col sorriso e un caffè.
L’affetto di chi ti offre casa sua, l’amaro in frigo (lucano, ovviamente) e il giornale da sfogliare sul divano con la naturalezza sincera di un fratello maggiore. Ci sono anche le ore davanti alla sua foto in quest’estate finita già, sul suo letto, tra le sue cose. C’è il suo sorriso enigmatico che mi guarda dall’alto. E tre conchiglie attaccate su un mosaico colorato per dirle non ci hai delusi, ti amiamo da qui. La pantera rosa di quando avevamo sei anni ed era più alta di noi che abiterà con me nella nuova casa torinese. L’abbraccio forte di suo fratello.
Il sole sulla pelle non asciuga le lacrime né il dolore e mentre nuoto guardando il fondo e i pesci scappano via e l’acqua a Cala rossa è molto fredda e senza le corsie il blu profondo sotto i piedi mi mette ancora paura, mi rendo conto. Ma ho imparato a controllare il respiro e mi muovo lentamente per tornare a riva.
Adesso qui ho i calcinacci e la polvere, odore di legno e di nuovo e il sole che entra a fiotti tutto il giorno dalle finestre in fila. Il motivo per cui la casa tutta impolverata me la sono sentita addosso a marzo e non ho resistito. Lei ha scelto me. La città è semivuota. Mi alzo presto, fa quasi freddo. I vestiti sono quelli che non uso più e sono già da lavare. Poi c’è questa scrivania chiara e poca voglia. Molte cose che avrei voluto fare e vedere oltre i posti e le persone che sono riuscita a incontrare. Il sole del sud ora molto lontano. Poco tempo e troppo pensieri,la testa non li contiene tutti, mi fa male oggi, sembra esplodere. Illuminazioni, solo attimi di chiaro. Visi in fila scolpiti nel cervello,paesaggi mozzafiato.
[Mia sorella che sta per partire, un altro anno lontane ma vicinissime. Lei è solo una versione avanzata di me, come il sistema operativo di un computer.Così dicono.]