Tutti i “poi” e i “solo” che si usano nell’italiano parlato in Piemonte.Le persone supponenti, che non riescono a prendersi alla leggera, che sono sempre sul piedistallo quando parlano ( e scrivono). La politica italiana, purtroppo anche a sinistra. Gli uomini quando, tutti insieme, parlano di calcio pretendendo che t’interessi. Le donne, nei locali, quando ridono sguaiate appoggiate al bancone. I ragazzini per strada che se le suonano sempre di santa ragione.Io, quando voglio per forza dimostrare (a me stessa) che ce la posso fare,da sola.
Ottobre 14, 2009
Marzo 21, 2008
L’equilibrio degli squali
Sono le due e mezza. Una luce fredda e scontornata precisa le montagne. Mi vengono incontro tutte mentre entro in città. Mi lascio portare dalla tangenziale e penso Allora Torino mi vuole bene, guarda che saluto.
Certi giorni scopro una specie di dolore nella felicità. Quando è troppo forte faccio fatica a sostenerla. Ma poi la sostengo eccome. Ho proprio il fisico giusto, la capacità di un vaso grande: ne posso contenere una quantità vergognosa, volendo. E voglio, certo che voglio.
Guardo le cime coperte di neve che specchiano luce. Posso contenre tutta la catena.La bellezza è quasi feroce, ma io penso ci sta. Per l’emozione accelero e pazienza per il limite infranto. L’intero arco alpino, ci sta tutto. Mi sembra di avere il grand’angolo nell’occhio: vedo il Bianco, il Rosa, il Monviso, forse anche le Dolomiti; è così pulito, il cielo.
Caterina Bonvicini, L’equilibrio degli squali, Garzanti, 2008
Gennaio 2, 2008
Cronache di poveri amanti
[...] Forse soltanto i muri dormono, la notte, in via del Corno. Le persone no. O soltanto quelle che non hanno pensieri. Ma chi non ha pensieri, in via del Corno? O non hanno malattie. E chi non è malato? Non tutte le malattie necessitano di gargarismi o di bicarbonato. Cuori e cervelli ammalati di ossessioni, di sensi, di cupidigia, di buoni propositi, di timor di Dio, d’amore. Chi ne soffre si rigira tra le lenzuola, fa in silenzio compagnia ai vigilanti speciali che aspettano la ronda [...]
Vasco Pratolini, Cronache di poveri amanti
Per le notti insonni, per chi si sente inconsolabile, non festeggia, non piange, non ride. Ha perso la voglia di ballare, crede di non avere motivi per festeggiare mentre, fuori, il mondo accoglie l’anno nuovo brindando tutta la notte. Perchè, come in una corsia lunga molti metri, a volte basta uno scatto di reni. Basta una briciola d’amore a ribaltare un’esistenza.
G
Dicembre 6, 2007
Verbi di giudizio e preferenza
Odio infilarmi le calze dopo aver nuotato, con la pelle delle gambe umide, l’aria intorno che sembra potersi tagliare a fette tanto è densa, la fronte sudata e le guance in fiamme. Apprezzo il non chiedere di mia madre, il non avermi ancora mai detto che è tempo di fare le cose per bene, fare un figlio, dire un si per sempre. Non mi ha mai chiesto se sono innamorata, cosa mi aspetto dal futuro, se so o immagino che cosa sarò. Forse perché a lei, donna ancora nubile a trentatrè anni negli anni ’70, saranno pesate le domande insistenti e allusive.
Ritengo prezioso il silenzio. Lo stare da sola, nell’acqua o per strada, in una chiesa, in un bosco, in un’auto che corre veloce con la radio accesa, in spiaggia alle tre del pomeriggio, quando i bambini dormono e sotto il sole ci sono pochissime persone. Mi piace il silenzio del week-end a casa mia, sul divano solo per me. Anche la città si sveglia la mattina ed è sabato, o domenica, e non ho impegni precisi, e sono da sola. L’altra parte del letto è vuota, la mia roba è tutta intorno, la posso abbracciare tutta con lo sguardo. Apprezzo l’entrare in un cinema che è mezzo vuoto, che pare che sia una proiezione privata e più di tutto amo le corsie vuote della piscina, senza dover aspettare che qualcuno torni per ripartire, senza calcolare la traiettoria, senza attese e senza slanci. Non mi piace sentirmi osservata, sotto esame, ascoltata per cogliere qualcosa che va oltre le parole che pronuncio. Adoro le mani degli uomini quando hanno le dita affusolate senza essere troppo magre e le unghie definite, non per forza curate, ma in ordine.
Ottobre 27, 2007
words,words,words
Lella Costa che recita l’Amleto. Un tuffo nel passato.La copertina nera tutta sgualcita della mia copia del libro, le pagine tutte stropicciate per il troppo girare, leggere, sottolineare, tradurre, fotocopiare e recitare. Seems, madam! nay it is; I know not seems. Hamlet, Act I.
La passione di una donna che recita, grida, ascolta, immagina,interpreta si mischia nella mia testa al ricordo di chi questo testo mel’ha fatto amare, immaginare, sognare.
Il dolore, la pazzia, l’amore, la tragedia: la vita.
Tutti nasciamo pazzi, alcuni lo rimangono
Amleto, atto II.