Dunque – facciamo il lavoro della vita- anche se la ricompensa della vita è finita- con scrupolosa esattezza-per conservare i sensi-intatti- E. Dickinson
Genova.Lavoro.Tutto il giorno.Sarà così fino al 4 novembre.Oggi piove.La sera per dormire ascolto “orfani” di Da solo, Vinicio Capossela.Strappo al cervello attimi per me.Ci provo.Colazione in terrazza,non si vede il mare,ma c’è, oltre i tetti di ardesia.Le ore scorrono come i grani in una clessidra.Attimi di normalità in un tempo che presto sarà circolare e sembrerà non passare.Però sono in piedi.Ieri a cena se non avessi visto dondolare l’oblò da cui entrava aria fresca non avrei capito di essere su una barca.Piuttosto ad una cena tra vecchi compagni di scuola.Passato e futuro,persone lontane riescono a mischiarsi e non vedo più le sfumature del prima e del dopo.Che strana la vita
ci sono circostanze in cui un ricordo del passato ci sembra appartenere ad un’altra vita, ad altri sistemi solari, altri compartimenti stagni.
forse questa “confusione” di passato presente volti momenti dà il senso caldo di un abbraccio, della continuità.
Commento di savo — Novembre 9, 2008 @ 3:22 pm |