Funnyg’s Weblog

Aprile 28, 2008

Aprile 2008, primavera

Archiviato in: ricominciare — by funnyg @ 8:49 am
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Vado a dormire senza riuscire a piangere; vorrei farlo, ma le lacrime si fermano prima che mi senta libera di cacciarle fuori, e mi addormento. Che strano. Sono in montagna, una cima innevata e sotto la vallata verde, è primavera. Osservo i fiori, sento odori che non mi ricordavo di conoscere: è l’aria leggera di quando ero bambina, l’odore della campagna, il silenzio tra l’abbaiare dei cani. La luce che sale, tutto è attutito. Trapianto il mughetto facendo attenzione che le radici siano coperte dalla terra umida. Uso solo le mani, distribuisco le zolle, le frantumo. Adesso il davanzale è pieno, c’è il tulipano che sta nascendo e forse la margherita s’è ripresa. La rosa, presuntuosa, ha una persona che cura solo lei.

Aprile 9, 2008

A caduta libera, in cerca di uno schianto. Subsonica

Archiviato in: ricominciare — by funnyg @ 10:19 am
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È stato un tuffo.
Ginocchia piegate, piedi al bordo della pedana, metà dentro e metà fuori. Le gambe hanno gioco, molleggiano. Le spalle sono curve, la schiena segue, inarcata, l’allungarsi delle braccia alte, palmi in fuori, paralleli. Testa fra le braccia, orecchie attaccate alle braccia e sguardo in giù. Fronte bassa. È la testa che deve entrare per prima, è lei che pesa e fa da contrappeso. Esito. Mi muovo incerta in avanti, lo sguardo vede solo l’azzurro della corsia. C’è silenzio intorno. Vado. I piedi si staccano con un piccolo disequilibrio delle spalle, è bastato uno slancio minimo e sono sospesa tra acuqua e aria, nello stesso momento in cui me ne accorgo la testa è già giù e mi spingo verso l’alto, a cercare l’aria.
Quanto c’è voluto. Anni, forse. Per sentire che il click era lì, pronto. Che potevo sopportare l’apnea, che ero in grado, che il mio corpo non aspettava altro. E poi, a pelo d’acqua, poche bracciate e sono pronta per ricominciare. Sono qui, in piedi, di nuovo. Bordo-pedana-risalgo-riprovo.
E adesso metto da parte i ricordi che affiorano prepotenti a ogni parola, verso, aggettivo, discorso, racconto, domanda. Sarò in grado di prenderli in mano dopo, col tempo, con pazienza, quando niente farà più male. Lascio stare i ricordi, cerco solo cose e posti e voci che mi facciano bene, che mi tengano la mano, che sappiano ascoltare. C’è l’energia enorme dei miei genitori, la loro capacità di stupirmi sempre, ancora. Ci sono già tramonti tiepidi sulle Alpi e sul fiume. Ci sono i ciliegi in fiore e piazza Vittorio che toglie il respiro da quant’è bella.

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