Sono le due e mezza. Una luce fredda e scontornata precisa le montagne. Mi vengono incontro tutte mentre entro in città. Mi lascio portare dalla tangenziale e penso Allora Torino mi vuole bene, guarda che saluto.
Certi giorni scopro una specie di dolore nella felicità. Quando è troppo forte faccio fatica a sostenerla. Ma poi la sostengo eccome. Ho proprio il fisico giusto, la capacità di un vaso grande: ne posso contenere una quantità vergognosa, volendo. E voglio, certo che voglio.
Guardo le cime coperte di neve che specchiano luce. Posso contenre tutta la catena.La bellezza è quasi feroce, ma io penso ci sta. Per l’emozione accelero e pazienza per il limite infranto. L’intero arco alpino, ci sta tutto. Mi sembra di avere il grand’angolo nell’occhio: vedo il Bianco, il Rosa, il Monviso, forse anche le Dolomiti; è così pulito, il cielo.
Caterina Bonvicini, L’equilibrio degli squali, Garzanti, 2008