Funnyg’s Weblog

Marzo 21, 2008

L’equilibrio degli squali

Archiviato in: precise parole — by funnyg @ 11:52 pm

Sono le due e mezza. Una luce fredda e scontornata precisa le montagne. Mi vengono incontro tutte mentre entro in città. Mi lascio portare dalla tangenziale e penso Allora Torino mi vuole bene, guarda che saluto.

Certi giorni scopro una specie di dolore nella felicità. Quando è troppo forte faccio fatica a sostenerla. Ma poi la sostengo eccome. Ho proprio il fisico giusto, la capacità di un vaso grande: ne posso contenere una quantità vergognosa, volendo. E voglio, certo che voglio.

Guardo le cime coperte di neve che specchiano luce. Posso contenre tutta la catena.La bellezza è quasi feroce, ma io penso ci sta. Per l’emozione accelero e pazienza per il limite infranto. L’intero arco alpino, ci sta tutto. Mi sembra di avere il grand’angolo nell’occhio: vedo il Bianco, il Rosa, il Monviso, forse anche le Dolomiti; è così pulito, il cielo.

Caterina Bonvicini, L’equilibrio degli squali, Garzanti, 2008

Marzo 14, 2008

Andarsene così/Baustelle

Archiviato in: ascoltare — by funnyg @ 3:11 pm

 Sarebbe splendido. Amare veramente. Riuscire a farcela. E non pentirsi mai. Non è impossibile pensare un altro mondo. Durante notti di paura e di dolore. Assomigliare a lucertole nel sole. Amare come Dio. Usarne le parole. Sarebbe comodo. Andarsene per sempre. Andarsene da qui. Andarsene così.

come dicevamo nella pianura emiliana lo scorso week end, ma non sono bravissimi questi Baustelle? ed è di nuovo venerdì!

Marzo 3, 2008

vedo

Archiviato in: andare — by funnyg @ 2:53 pm

All’improvviso la luce si spegne. Una lampadina ha deciso di non funzionare. All’improvviso non vedo più un corpo brutto, deforme, enorme davanti allo specchio.Vedo delle spalle, delle braccia, i muscoli definiti delle braccia, un segno definito sulle cosce. Un polpaccio, la caviglia. Vedo il seno, l’addome, forma tondeggiante della pancia, ma non troppo.Vedo la linea della schiena, la curva del collo. Mi vedo, mi osservo, in ogni particolare colgo un cambiamento.Ci sono cose che non saranno mai: magrezza, scapole evidenti, capelli lunghi e mossi.Andamento incerto.Ci sono cose che erano e non sono più. Occhi sgranati, sguardo da bambina, movimenti fluttuanti, che non si posano sulle cose ma scivolano in fretta. Poi ci sono cose che fanno fatica ad uscire: bisogno di fisicità, sfiorarsi di mani, braccia, corpi, intrecci di gambe. Ci sono cose che non posso più essere. Bianco o nero. Dentro o fuori.Inizia ad esserci un ritmo, respiro, mi fermo, riprendo, coordino, scivolo. Non c’è più resistenza. Quanto tempo ho aspettato prima di trovare il tempo giusto, che fosse solo mio, in cui sentirmi a mio agio. E quanto tempo ancora sto impiegando a chiedere agli altri di rimanere fuori, di lasciarmi spazio, di non aiutarmi più.

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