Funnyg’s Weblog

Gennaio 14, 2008

Al sole, più sole

Archiviato in: ascoltare — by funnyg @ 1:35 pm

Non chiedere al sole più sole, non chiedere alla pioggia meno pioggia
Andare, tornare. Non trovare quasi più nulla di quello che c’era, se non ricordi confusi e nuove dimensioni che pretendi di portarti dietro ovunque.
L’acqua, per esempio. Due corpi in 25 metri, l’ideale. Uno va, l’altro torna. Senza aspettare e senza adattare il proprio ritmo a quello altrui. L’acqua e il silenzio. Il sole di mezzogiorno attraverso la vetrata e i rami dei pini tra cui si infila la luce. Nessuna regola da fuori, poter scegliere se fare o meno, uscire o restare sul divano chiaro a leggere. Anche tutta la notte. Cambiare l’ordine di certi oggetti e affermare la tua presenza pur sapendo che appena andrai tutto tornerà come prima che arrivassi.
Osservo e ascolto vite altrui che scorrono, si adattano, raggiungono mete. Sempre felici a metà, apro con vecchi amici cassetti pieni di rimpianti mostrando, però, un’assuefatta soddisfazione. Quando cadono le finzioni, quando ci si sente ascoltati col cuore, quando si accetta di sospendere la finzione e il giudizio, allora tutto riemerge, supera quasi la realtà, diventa confessione, richiesta di aiuto, non un punto da cui ripartire, ma una presa di coscienza dolorosa, questo si.
Paragono, immagino di cambiare ancora rotte ed equilibri precari, ma so che non ne sarò capace, almeno per ora. Mi sembra di non sapere più cosa siano gli slanci, seguo il rumore della città e un ritmo non mio che mi fa diversa, che pensa di meno, reattiva, perfettamente padrona delle situazioni. Questo io non so farlo, né voglio impararlo. Mi snatura.Chi sono io rispetto al mondo che ho intorno? A volte sento che mai sarò a casa del tutto, in nessun luogo. Troppi aspetti discordanti, troppi compromessi per poter essere se stessi in modo totale. In ogni luogo c’è una parte che prevale, che si adatta alle situazioni, che si piega al dovere, alle richieste, al prezzo delle ambizioni, alla paura di aver fallito. All’ascoltarsi per capire dove veramente vuoi arrivare. E invece.
Ti alzi, fai il caffè in fretta, tutte le incombenza della domenica mattina sono lì che ti aspettano. Ti rimbocchi le maniche. Oggi non si esce, ho molto da fare, da leggere, da pensare.

7 Commenti »

  1. … e se ce lo avessero detto, a noi migranti in partenza per la fortuna, che avremmo lasciato la casa per sempre, che anche tornando non ne avremmo avuta più una vera… saremmo partiti lo stesso?

    Commento di Cippunti — Gennaio 15, 2008 @ 4:57 pm |Replica

  2. ops… mi è scappata una enne nel nick…

    Commento di Cipputi — Gennaio 15, 2008 @ 4:58 pm |Replica

  3. me lo chiedo spesso.Ogni volta che torno e riparto, per la verità. Quel misto di novità e disorientamento che ogni volta di morde lo stomaco.Non ho risposte.g

    Commento di funnyg — Gennaio 16, 2008 @ 8:56 am |Replica

  4. pensavo che o siamo dei pazzi o siamo dei sognatori…perchè andiamo in giro per il mondo se poi è sempre a casa che vogliamo tornare…e poi quando siamo a casa nasce in noi la voglia di tornare a cercare quello che a casa nn c’è…cos’è che poi cerchiamo?…mi suggeriscono l’amore. sono daccordo

    Commento di d&g — Gennaio 16, 2008 @ 11:37 pm |Replica

  5. Nuovo cinema paradiso.
    Il vecchio proiezionista che convince il ragazzo a partire:
    “tornerai e tutto ti sembrerà uguale ogni volta. Allora non tornare più, non tornare più per molto molto tempo, perché ci sarà un momento in cui tutto ti sembrerebbe irrimediabilmente diverso, estraneo. Torna allora sopo molti anni, vedrai che tutto ti sarà familiare e potrai riscopire quello che avevi perduto”.

    Non so se il discorso è proprio così. Vero è che a un certo punto dei miei ritorni a casa – a quella che chiamavo casa – tutto mi è iniziato a sembrare più estraneo: anche i difetti, i drammi, le storture hanno iniziato a sembrarmi lontane e, a tratti, indifferenti. E mi ha fatto male quella bellezza che sentivo ho sentito un passo fuori dalla mia portata.
    Quel tempo è passato!

    In queste vacanze di Natale ho fatto il trasloco coi miei. Ci siamo spostati di 100 metri. Ma per la prima volta avrò una “mia cameretta”. Io non ci sono però. Buffo, no?!

    Commento di savo — Gennaio 17, 2008 @ 8:35 am |Replica

  6. (sempre Strada Nazionale, e la terrazza cel’avete lo stesso? il mio viaggio in Sicilia e la sua prima tappa è un ricordo che ancora mi emoziona). Sarà bello scoprire quello che pensavo non mi servisse,non fosse mio e che invece rimane dentro…

    Commento di funnyg — Gennaio 17, 2008 @ 8:55 am |Replica

  7. non avevo visto ancora, in questa distrazione perenne, che “il migliore dei figli possibili” del mio papà è passato di qua.Che bello sapere che ci sei,che bello pensare che la vita ti sorprende quando ti mette sulla strada persone come te.Forti,appassionate, fuori dagli schemi.Rimani mio fratello che va contro corrente e mi manchi molto.so sempre dove e come venirti a cercare.g

    Commento di funnyg — Gennaio 21, 2008 @ 9:36 am |Replica


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