Difficile non conoscere l’inerzia: ora la casa è silenziosa, tutti dormono,nulla e nessuno mi vieterebbe di dormire, io cerco contatti col mondo di fuori, lontano dal silenzio ovattato di queste montagne e il bianco che è il qui e ora. Oltre l’affetto che ho intorno, che mi fa stare bene, come sempre succede tra chi viene dalle stesse cose. Un bianco che acceca, scintilla, un bianco assoluto, pieno.
Da questo silenzio imparare ad alimentare, a creare. Come sull’amaca sotto la palma d’estate, e i muretti a secco e il mare a poche centinaia di metri. Come nell’acqua che circonda e riempie e svuota e fluisce e ti fa fluire. Tempo mio, non c’è niente che sovrasti la mia volontà, niente di veramente più importante o più forte. Mi misuro con nuovi equilibri, solo il tempo di capire come vincere l’attrito, scivolare, alzare le spalle, allontanare le ginocchia. Scendere. Silenzio, luce, freddo in faccia. Sto in piedi e non l’avrei mai detto.
Gennaio 28, 2008
Argentera, Valle Stura
Gennaio 25, 2008
Ever tried…
Ever tried. Ever failed.
No matter.
Try again. Fail again.Fail better
S. Beckett
Mi fermo, stasera parto per un posto che non conosco, in montagna, con amici vecchi e nuovi.La neve, il bianco, il cielo più vicino, come ho pensato appena arrivata in Val d’Aosta l’anno scorso. Il cielo blu cobalto che mi fa sentire a casa. Sono almeno due mesi che non riesco a fermarmi, a uscire dalla frenesia, a riconoscere l’inerzia, a sceglierla, a non riempire per forza la testa e a non agire se non voglio.
Oggi è tutto fermo, sospeso, possibile. Come prima di un tuffo, come prima dell’amore, come prima delle cose che fanno rabbrividire, come mentre sogni e sai che lo stai facendo, ne hai la consapeolezza. E sei nel tuo letto, ma anche da un’altra parte.
Ever tried…
Gennaio 14, 2008
Al sole, più sole
Non chiedere al sole più sole, non chiedere alla pioggia meno pioggia
Andare, tornare. Non trovare quasi più nulla di quello che c’era, se non ricordi confusi e nuove dimensioni che pretendi di portarti dietro ovunque.
L’acqua, per esempio. Due corpi in 25 metri, l’ideale. Uno va, l’altro torna. Senza aspettare e senza adattare il proprio ritmo a quello altrui. L’acqua e il silenzio. Il sole di mezzogiorno attraverso la vetrata e i rami dei pini tra cui si infila la luce. Nessuna regola da fuori, poter scegliere se fare o meno, uscire o restare sul divano chiaro a leggere. Anche tutta la notte. Cambiare l’ordine di certi oggetti e affermare la tua presenza pur sapendo che appena andrai tutto tornerà come prima che arrivassi.
Osservo e ascolto vite altrui che scorrono, si adattano, raggiungono mete. Sempre felici a metà, apro con vecchi amici cassetti pieni di rimpianti mostrando, però, un’assuefatta soddisfazione. Quando cadono le finzioni, quando ci si sente ascoltati col cuore, quando si accetta di sospendere la finzione e il giudizio, allora tutto riemerge, supera quasi la realtà, diventa confessione, richiesta di aiuto, non un punto da cui ripartire, ma una presa di coscienza dolorosa, questo si.
Paragono, immagino di cambiare ancora rotte ed equilibri precari, ma so che non ne sarò capace, almeno per ora. Mi sembra di non sapere più cosa siano gli slanci, seguo il rumore della città e un ritmo non mio che mi fa diversa, che pensa di meno, reattiva, perfettamente padrona delle situazioni. Questo io non so farlo, né voglio impararlo. Mi snatura.Chi sono io rispetto al mondo che ho intorno? A volte sento che mai sarò a casa del tutto, in nessun luogo. Troppi aspetti discordanti, troppi compromessi per poter essere se stessi in modo totale. In ogni luogo c’è una parte che prevale, che si adatta alle situazioni, che si piega al dovere, alle richieste, al prezzo delle ambizioni, alla paura di aver fallito. All’ascoltarsi per capire dove veramente vuoi arrivare. E invece.
Ti alzi, fai il caffè in fretta, tutte le incombenza della domenica mattina sono lì che ti aspettano. Ti rimbocchi le maniche. Oggi non si esce, ho molto da fare, da leggere, da pensare.
Gennaio 2, 2008
Cronache di poveri amanti
[...] Forse soltanto i muri dormono, la notte, in via del Corno. Le persone no. O soltanto quelle che non hanno pensieri. Ma chi non ha pensieri, in via del Corno? O non hanno malattie. E chi non è malato? Non tutte le malattie necessitano di gargarismi o di bicarbonato. Cuori e cervelli ammalati di ossessioni, di sensi, di cupidigia, di buoni propositi, di timor di Dio, d’amore. Chi ne soffre si rigira tra le lenzuola, fa in silenzio compagnia ai vigilanti speciali che aspettano la ronda [...]
Vasco Pratolini, Cronache di poveri amanti
Per le notti insonni, per chi si sente inconsolabile, non festeggia, non piange, non ride. Ha perso la voglia di ballare, crede di non avere motivi per festeggiare mentre, fuori, il mondo accoglie l’anno nuovo brindando tutta la notte. Perchè, come in una corsia lunga molti metri, a volte basta uno scatto di reni. Basta una briciola d’amore a ribaltare un’esistenza.
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