Funnyg’s Weblog

Dicembre 23, 2007

pomeriggi prenatalizi

Archiviato in: tempo di tornare — by funnyg @ 3:25 pm

“ Non c’è mai una parola di troppo, né una di meno. Un vero regalo di Natale”.

C. De Gregorio su Se consideri le colpe, Andrea Bajani.

Post di Natale. O solo un post, la solita urgenza di scrivere. Il bisogno di fermare attimi su un foglio bianco. Il valore del silenzio, dentro. Quando le parole, il traffico, il freddo e gli abbracci e i “ciao-come stai-quando riparti” non mi interessano.La malinconia che avevo addosso tre settimane fa nella pioggia romana e sul divano della mia casa torinese, con la testa pesante, intontita dalle medicine e in piazza Castello stracolma di gente e di pacchi. Eccola. Parole e discorsi come riti, come una parte da recitare quasi a memoria, solo da adattare a seconda di chi hai davanti. Come l’agnello a Pasqua che, se non c’è, la Santa Pasqua viene lo stesso.

Silenzio. Il valore del silenzio. La macchina, la mia musica triste e le strade ghiacciate alle tre di mattina. La mia città, colline intorno innevate. Ma non la neve soffice su cui si scia. La neve congelata, ferma, che serve, però, a riflettere la luce e a dare sfumature diverse al tramonto,c he solo qui le vedo così alle quattro di un pomeriggio prenatalizio.L’ossessione di fotografare e anche così fermare attimi. Un sorriso, un viso a metà, le luci del centro sulla testa. Mi aggiro svampita (mi hanno detto): è che quando arrivo nel letto di quando ero bambina abbasso la guardia, vorrei spiegare. Non sono più del tutto padrona di me, i pensieri mi assalgono. E non oppongo resistenza. La guardia non è alta e i gomiti non sono stretti accanto ai fianchi. Non schivo, non saltello, non preparo diretti. Non copro il viso, non fermo la gamba sinistra per calciare da destra.Li lascio fluire, i miei pensieri: non c’è urgenza che tenga, andate! spero che, cullandoli tra il traffico e le fotografie, passino senza fare troppo male. Dal dentista. Dolore che ti scuote ogni singolo nervo, come una trivella che scende nel cuore della terra, come da queste parti per l’oro nero. Un dolore che persiste anche dopo, mentre torno a casa col divieto di mangiare e bere fino a cena. (Fino a qualche anno fa avrei esultato del divieto di non toccare nulla che fosse calorico. Ora mi accorgo che la cosa mi è quasi indifferente). Penso che c’è chi questo dolore intenso, come la felicità che ti assale e ti dà i brividi, ha scelto di non viverli. Non sapeva farlo più. Non ha chiesto a nessuno di aiutarla a impararlo. O nessuno avrebbe saputo insegnarle, forse pensava.

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