Infilo gesti in automatico: avviare la lavatrice, prendere la scopa, preparare il pranzo.
Intanto uso il cervello per sondare il mattone che ho nella testa e sullo stomaco da qualche giorno. Ieri si chiamava “invecchiare”, la vita degli anziani, dei genitori anziani.
Penso a quante volte costringa mio padre a ricordare i nomi dei miei amici, che sono sempre gli stessi, che dimentica da sempre. A quando lo costringo a sforzarsi di pronunciare un nome senza dargli indizi, anche se so che lo sbaglierà. A volte ho paura che perda la parola, la memoria, che non capisca più cosa e chi lo circonda. Come una volta in cui all’ufficio postale ho visto un vecchio, senza documenti, che non si ricordava nulla. Nomi, strade, nome dei figli e indirizzi. Una morsa allo stomaco e signore gentili accanto a lui che lo riempivano di domande.
Venerdì il mattone si chiamava lontananza, o anche cose irreversibili, persone che non tornano e anche l’essere innamorati: può un fidanzato cambiarti la vita?
La mia risposta è no. Può farti sentire desiderata, amata, compresa e meno sola. Ma le tristezze, le ambizioni, i pensieri e le paure rimangono le tue. Un fidanzato non ti cambia la vita, a volte l’alleggerisce, ti fa sentire la possibilità che fare a metà non è per forza rinunciare. A volte un amore – figlio, fidanzato, amante – è un limite, una catena, un pensiero prima di addormentarti, una conferma davanti allo specchio. Ma rimani tu davanti a te stessa e alle tue fragilità.
Poi è arrivato A.B. con la storia di chi esce fuori di testa. Nella mia sono entrate giornate estive tra pareti grigie. Porte chiuse a chiave alle spalle e un sacco di silenzi. Occhi bassi, occhi vuoti. Una sepcie di pudore, tutto meridionale e delle donne, soprattutto, di non sapere descrivere i sentimenti, le emozioni, di non volersi mostrare vulnerabili.
In un altro angolo è saltato fuori un sacco trasparente pieno di caramelle colorate, tutte di colori diversi. E un uomo dal sorriso buono che mi diceva di non avere paura, anche se l’uomo che parlava da solo avrebbe mangiato dieci coppette di gelati, infilando le coppe una nell’altra, mettendo sotto quelle vuote, come una torre; l’uomo che parlava da solo non mi avrebbe fatto del male. E c’era la mano forte di mio padre e il sorriso buono di quell’uomo con una piccola croce apputata sul petto. E il parco del manicomio, e donne che cantavano, e freddo e le luci di Natale.
Poi, in un angolo ancora più remoto, è venuta fuori una partita di pallone su un campo tutto transennato dove, prima di entrare, avevo lasciato fuori la borsa, i miei documenti e anche le chiavi della macchina. E gli occhi di quei ragazzi che dalle maglie della rete vedevano solo trapezi di cielo, piccolissimi, blu cobalto. E la forza dei tiri in porta, e le parole, le urla e anche i sorrisi e gli abbracci, la fisicità. Il mattone erano le mie chiacchierate con G. e il suo sguardo pragmatico su tutte le cose e l’insegnarmi a guardare in prospettiva.
è da quel momento che non ci sono stati più solo il bianco e il nero
Non so quello che vuoi dire, penetrare nei pensieri altrui è sempre troppo difficile, mi sembra però di entrare in consonanza, e di leggere in quel che scrivi quel che avevo bisogno di sentirmi dire, in un certo senso. per questo, grazie
Commento di Lu' — novembre 27, 2007 @ 11:01 pm |
le interpretazioni non sono mai uniche, ognuno le legge dal suo punto di vista.A presto Lu’,

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Commento di funnyg — novembre 28, 2007 @ 8:54 am |
Gio’ io quando ti leggo mi trovo spesso in quello che dici, davvero. Per me che il mondo e’ sempre bianco o sempre nero imparare ad amare il grigio è stata una vera scoperta, mia e delle mie possibilità/potenzialità. E pensa che io questo grigio fra un mese me lo sposo pure… guarda a che punto sono!!! Un abbraccio forte!
Commento di Veru — novembre 28, 2007 @ 1:16 pm |
oddio, che bello!e una cosa così bella me la scrivi così!

salutami il brizzolato
g
Commento di funnyg — novembre 28, 2007 @ 3:20 pm |
Fatto. ricambia:)
Commento di Veru — novembre 29, 2007 @ 9:07 am |
Ciao, ho letto il tuo post su Lacriticacritica! E allora ti ho cercata, non sapevo come fare e invece, guarda un po’…eri semplicemente a destra dello schermo! Fantastico.
A parte questo, il motivo che mi spinge è semplice e mentre scrivo sono emozionata, perchè? Perchè è bello leggere, parlare con qualcuno che sogna. ho letto qualcosa e sebbene parli di quotidianità, pensieri, paure più o meno lecite per la nostra coscienza, lo fai con uno sguardo quasi incantato, come se il brutto, tutto sommato, non possa sfiorarti o sgualcirti, è come sbirciare una persona “bella”, nel senso più ampio, mentre vive e pensa e guarda il mondo. E’…bello e questo basta.
POi, I miei genitori e la vecchiaia. Sono un po’ più giovane di te eppure la cosa mi fa già paura, mi fa paura potere un giorno vedere nei loro occhi lo sgretolarsi della vita, questo andar via lentamente, prima con l’entusiasmo, poi con i sogni, poi fisicamente. Mi scopro paradossalmente a star già male e non penso solo per affetto, ma per la piccolezza che siamo, un bruscolino nell’occhio del mondo, capitato, destinato ad andar via. poi mi dico “è necessario, è così, è la nostra essenza!” e quello smarrimento si trasforma in forza. Quindi, dopo, tutto si ricolora e riacquista sfumature che non sono proprie del tutto-nulla,bianco-nero, giovinezza-vecchiaia o vita-morte, ma solo della Vita, per ciò che è, con e per se stessa, null’altro.
Grazie per la condivisione dei tuoi pensieri.
Commento di Serena — novembre 30, 2007 @ 5:58 pm |
la mia funnyg. dico mia perchè ho il privilegio di conoscerti in questa realtà che con piacere scopro ogni volta trasfigurata nel tuo mondo straordinario. i ritagli dei pensieri si intrecciano e passano al sogno. è bello leggerti in questo tuo nuovo (per me nuovo) ritmo del cuore e della mente. e trovo consonanze. le avverto in un incedere fatto di piccole cose care nella memoria e nel nostro lento passaggio nel mondo. nella paura delle distanze che si allungano dietro ad ogni passo e della perdita di ciò che amiamo…
ti capisco perchè sono passato là dove passi tu. ho perso persone e ho visto ricordi sparire e fidanzati cambiarti dolcemente la vita.
è che forse tutto diventa troppo grande e troppo complesso da poter contenere dentro di noi. e quella primavera che comincia a finire fa paura o lo fa di più quando il ciclo delle stagioni è negli occhi e nelle facce delle persone a cui siamo legati.
c’è un punto di forza in tutto questo andare e venire di cose, emozioni e persone, ed è che sicuramente qualcosa si è salvato.
come dice d’altronde la signora caterina cespuglio al secolo mitica kate bush in moments of pleasure (ascoltala con attenzione)
Just being alive
It can really hurt
And these moments given
Are a gift from time
Just let us try
To give these moments back
To those we love
To those who will survive
possiamo anche solo scrivendo un post o con una carezza al momento giusto dare un senso a tutto quello che se ne va e a quello che rimane.
Commento di awhile — dicembre 2, 2007 @ 6:16 pm |
L’amore è quello che rimane.Questa frase mi gira in mente da settimane.esprime bene un concetto così vasto e sfuggente da non poter essere definito ma intorno a cui ruota gran parte delle nostre esistenze, a cui tendiamo, che ci strugge e ci rialza.
g
Commento di funnyg — dicembre 3, 2007 @ 10:23 am |
nonostante brevi e fugaci incontri contraddistinguano, ad ora, la nostra reciproca conoscenza mi permetto, cara ed elegante fanciulla dalle, sempre rispettosamente parlando e non volendo oltremodo risultar oltraggioso, mirabil fattezze d’ esprimer con pugnacia l’ afflato che tutto mi permea fin dentro i meandri più reconditi del mio essere, ripeto non volendo giammai vituperar la tua sensibil quiete majestica, allorquando, tutte le volte, i miei umili e volgarissimi occhi sfiorano il tuo leggiadro sorriso che tutto m’ illumina d’ immenso endogenamente……
nonostante cio’ mi permetto, sempre rispettosamente parlando, di non esprimer lascivi pensieri sinonimo di mera espressione mentale femminile di specie effettivamente ed EVIDENTEMENTE ungulata caprina…. giacchè, scusa sempre se mi permetto, tali smancerie di sto menga lasciale alle vacchette il quale pensiero è ESCLUSIVAMENTE aspettarsi il CAROTONE ma dopo tante belle bastonate ovunque il GIUSTO padrone ritenga GIUSTO fare.
Insomma….. BASTA SPARARE PISTOLETTATE.
RISPETTOSAMENTE ED UMILMENTE
L’ AMICO DI VINCENZO NATO A CERNUSCO SUL NAVIGLIO ( MI) MA DI ORIGINE TERRONICA, DATO IL NOME, E DOMICILIATO A TORINO PER CIRCOSTANZE LAVORATIVE CHE LO COSTRINGONO QUASI QUOTIDIANAMENTE AD IMPUGNAR VARIE MAZZE
Commento di lacriticacritica — dicembre 4, 2007 @ 5:48 pm |
La critica critica,
si dissocia da quanti, abituati ad impugnar “bacchette” dalla mattina alla sera, dimenticano l’uso della lingua italiana e del cervello, disceditando il genenere umano (soprattutto quello maschile) e vituperando La Critica Critica infangandone il nome.
p.s. Logicamente trattavasi di ironico ed innocente messaggio al quale la nostra FunnyG risponderà adeguatamente (è il caso di dire A TONO trattandosi musicante burlone)!!!! (CAZZIALO ANCHE PER AVER USATO IL NOSTRO NOME INVANO)
Commento di lacriticacritica — dicembre 4, 2007 @ 6:09 pm |
Commento di lacriticacritica — dicembre 4, 2007 @ 6:43 pm |
cazziare un percussionista?!e come si fa?ha troppo ritmo dentro, non andrei a tempo!e poi questo commento alla Jacopone da Todi, o qualcosa del genere (Boccaccio?ma così mi faccio male da sola!)è divertente!grazie al lombardo-terrone per essere passato.torna presto.g
Commento di funnyg — dicembre 5, 2007 @ 8:54 am |
Allora VIVA L’AMICO DI VINCENZO NATO A CERNUSCO SUL NAVIGLIO ( MI) MA DI ORIGINE TERRONICA, DATO IL NOME, E DOMICILIATO A TORINO PER CIRCOSTANZE LAVORATIVE CHE LO COSTRINGONO QUASI QUOTIDIANAMENTE AD IMPUGNAR… insomma, proprio lui!
Commento di lacriticacritica — dicembre 7, 2007 @ 8:31 pm |