Funnyg’s Weblog

Novembre 27, 2007

Divano, sabato, metà mattina

Archiviato in: cose — by funnyg @ 9:16 am

Infilo gesti in automatico: avviare la lavatrice, prendere la scopa, preparare il pranzo.
Intanto uso il cervello per sondare il mattone che ho nella testa e sullo stomaco da qualche giorno. Ieri si chiamava “invecchiare”, la vita degli anziani, dei genitori anziani.
Penso a quante volte costringa mio padre a ricordare i nomi dei miei amici, che sono sempre gli stessi, che dimentica da sempre. A quando lo costringo a sforzarsi di pronunciare un nome senza dargli indizi, anche se so che lo sbaglierà. A volte ho paura che perda la parola, la memoria, che non capisca più cosa e chi lo circonda. Come una volta in cui all’ufficio postale ho visto un vecchio, senza documenti, che non si ricordava nulla. Nomi, strade, nome dei figli e indirizzi. Una morsa allo stomaco e signore gentili accanto a lui che lo riempivano di domande.
Venerdì il mattone si chiamava lontananza, o anche cose irreversibili, persone che non tornano e anche l’essere innamorati: può un fidanzato cambiarti la vita?
La mia risposta è no. Può farti sentire desiderata, amata, compresa e meno sola. Ma le tristezze, le ambizioni, i pensieri e le paure rimangono le tue. Un fidanzato non ti cambia la vita, a volte l’alleggerisce, ti fa sentire la possibilità che fare a metà non è per forza rinunciare. A volte un amore – figlio, fidanzato, amante – è un limite, una catena, un pensiero prima di addormentarti, una conferma davanti allo specchio. Ma rimani tu davanti a te stessa e alle tue fragilità.
Poi è arrivato A.B. con la storia di chi esce fuori di testa. Nella mia sono entrate giornate estive tra pareti grigie. Porte chiuse a chiave alle spalle e un sacco di silenzi. Occhi bassi, occhi vuoti. Una sepcie di pudore, tutto meridionale e delle donne, soprattutto, di non sapere descrivere i sentimenti, le emozioni, di non volersi mostrare vulnerabili.

In un altro angolo è saltato fuori un sacco trasparente pieno di caramelle colorate, tutte di colori diversi. E un uomo dal sorriso buono che mi diceva di non avere paura, anche se l’uomo che parlava da solo avrebbe mangiato dieci coppette di gelati, infilando le coppe una nell’altra, mettendo sotto quelle vuote, come una torre; l’uomo che parlava da solo non mi avrebbe fatto del male. E c’era la mano forte di mio padre e il sorriso buono di quell’uomo con una piccola croce apputata sul petto. E il parco del manicomio, e donne che cantavano, e freddo e le luci di Natale.

Poi, in un angolo ancora più remoto, è venuta fuori una partita di pallone su un campo tutto transennato dove, prima di entrare, avevo lasciato fuori la borsa, i miei documenti e anche le chiavi della macchina. E gli occhi di quei ragazzi che dalle maglie della rete vedevano solo trapezi di cielo, piccolissimi, blu cobalto. E la forza dei tiri in porta, e le parole, le urla e anche i sorrisi e gli abbracci, la fisicità. Il mattone erano le mie chiacchierate con G. e il suo sguardo pragmatico su tutte le cose e l’insegnarmi a guardare in prospettiva.

è da quel momento che non ci sono stati più solo il bianco e il nero

Novembre 23, 2007

sera.divano.tv accesa

Archiviato in: andare — by funnyg @ 4:54 pm

Piove, non smette. Ieri sera la piazza, con le fontane e il grande palazzo sullo sfondo, sembrava il set di un film. Tutto appannato, con le goccioline sul vetro dell’auto come stelle filanti, tutto era lucido e sembrava stesse per sparire, sfumare. Piove fuori. Dentro c’è l’acqua della piscina. La mia testa è una carena, fende l’acqua e mi dà la direzione. Ricomincio a fluire. Scivolo veloce. La testa coperta, le orecchie assorbono rumori attutiti, ovattati. Le braccia, le gambe, tutto è leggero. Il cervello non cel’ho, o non lo uso.

È bellissimo.

Novembre 21, 2007

Cose di oggi

Archiviato in: cose — by funnyg @ 9:40 am

- Buon compleanno a Sirdrake: sai com’è, tra trentenni ci si capisce ;)

- Piove, da tornarsene sotto il piumone;

- Chi sa se esserre ha trovato il nome con cui comunicare e fare parlare gli under30 del PD (anche se a Veltroni l’idea non piace, lui dice che saranno gli under30 a “dirigere”, senza bisogno di sezioni dedicate!);

- A pranzo vedrò uno dei criticicritici e parleremo di cose da fare, anche insieme a loro;

- Spero che suzukimaruti abbia dormito abbastanza stanotte, ieri era proprio cotto.

buona giornata

g

Novembre 16, 2007

Sud, fuga dell’anima

Archiviato in: tempo di partire — by funnyg @ 2:52 pm

Sud, fuga dell’anima. Tornare a sud di me.

V. Capossela

 

Non riesco a passare questa volta. Non prendertela. Piove, è scomodo e mi innervosisce oltremodo guidare nel traffico con pozze d’acqua sull’asfalto che riempiono crateri, tergicristalli che si muovono regolari e l’aria calda al massimo sulle mani, se no non ho sensibilità ai polpastrelli.

La musica e il microclima della macchina nuova che mi fa sentire al sicuro.

Non prendertela, sei molto in alto. Dovrei arrampicarmi su una scala che cigola e si muove per guardarti un attimo solo, col tuo sorriso enigmatico e il mento leggermente proteso in avanti, deciso a far capire che non hai intenzione di abbassare lo sguardo.Che tu non cedi.Come quando ti osservavo guardare un uomo che ti piaceva quasi a dire “Perché non ci provi, ti faccio paura. Sono bella e provocante. Non ci riesci ad avere stile e a non scomporti?io lo sguardo non lo abbasso, semai ti ritiri tu”.

Non passo perché piove, perché ho da fare, perché la mia roba è tutta sparsa per la casa col mio solito modo di arrivare e riprendermi lo spazio. E sono dieci anni che va così, e mai imparo. Che mi rompo talmente a ripiegare e rifare i bagagli ogni volta. Non passo perché non ho il coraggio di dire che non voglio venire a trovarti. Perché da quando sono arrivata a domani che ripartirò ogni volta che ho messo la freccia verso la strada che scende per venirti a trovare poi, d’istinto, l’ho tolta e ho proseguito.Ho incrociato dolore in quegli occhi ieri sera. Un mio vecchio amico e il suo dolore. Non riusciva a guardarmi negli occhi mentre, senza mezzi termini, gli dicevo che avevo saputo, che mi dispiaceva per suo fratello e tutte le cazzate che si dicono. Come non sono riuscita a comporre il numero di tuo fratello, lo stesso che è scritto in nero sul cartello verde “Vendesi”, appeso al portone di casa nostra. Ci vendiamo la terrazza del laboratorio di vestiti per bambole che tua madre ci aveva regalato, col gomitolo di lana che puntualmente cadeva giù e per sei piani si srotolava sulle teste degli altri condomini e spesso a casa mia non arrivava perché era troppo corto. Ci vendiamo la nostra prima pista di pattinaggio lunga pochi metri, ma perfettamente stretta e lunga, il corridoio di casa. Vendiamo il riso soffiato nella cioccolata d’inverno e le fragoline di bosco sotto spirito d’estate. Le lucciole nel barattolo delle sere in campagna e i copriletti marrone dei letti dei tuoi fratelli. Il cartello verde rimarrà lì finchè qualcuno non pagherà e riavvierà il gioco. Magari ci saranno altri giocattoli, delle bambine come noi, quaderni e libri sparsi dovunque come i nostri, e nuove notti e delle persone felici al nostro posto. E io riuscirò a venire a trovarti e raccontarti come va. Manca solo un mese a Natale

Novembre 14, 2007

mentre dormono…

Archiviato in: cose — by funnyg @ 10:14 am

Da tre o quattro mattine (cioè da quando sono qui, nella mia camera di bambina che al momento divido con mia nonna) mi accorgo che non mi era mai sembrato così vero l’adagio attualissimo a casa mia: “Accarezzare i figli mentre dormono” ovvero: fai in modo che sappiano che ci sei, senza essere un genitore troppo amico, sii inflessibile, che non ti vedano mai piangere e che non ti considerino una persona fragile, attaccabile. Nell’educazione sii severo, fino ad essere rigido. Dialogo quanto basta, ruoli molto definiti.

Da quando sono arrivata mia nonna mi rimbocca le coperte prima di uscire dalla stanza che dividiamo. Lo fa in fretta, per non svegliarmi e perchè non me ne accorga. Non è mai stata una nonna tenera, nè indulgente. Però lo fa.

Fa molto freddo e piove, anche.

g

Novembre 10, 2007

Se consideri le colpe, Andrea Bajani

Archiviato in: storie — by funnyg @ 3:46 pm

 

Leggere questo libro di Andrea è stato un bicchiere di un vino buonissimo che non riesci a smettere di bere, anche se sai che sarebbe meglio bere piano piano; è stato un tuffo, immergersi, risalire e cominciare, bracciata dopo bracciata, a prendere il ritmo.

Tre bracciate aria, faccia sotto, tre, aria. Cotinuare senza voler smettere.

Non ritengo che un libro, nel bene e nel male, possa cambiare la visione del mondo. No. Le parole hanno potere se tu sai dargliene, se imprimi, soppesi, scegli. Però le parole scritte possono fare compagnia, parlare, far ricordare. Lenire certi dolori che non riesci nemmeno a concepire. Per me è stato così. Ieri il mio viaggio Caselle – Capodichino è stato un attimo, a ricordare e sentire forti certi vuoti, a fermare accenni di lacrime, a sapere che ci sono sensazioni che si possono condividere e che i viaggi “al contrario”, dalla fine di certe storie a come sono cominciate possono servire a dirsi, da soli, che è possibile resistere al cuore che esplode, alla vita che non c’è più, alle scelte egoiste di chi amiamo, ai vuoti, alle assenze, alle mancanze. Queste parole possono apparire troppo intime, troppo mie. E anche decontestualizzate, fuori da quello che la storia che racconta è (perché è anche altro, molto altro). Dopo la mia prima lettura mi resta la delicatezza del suo scrivere di cose grandi, forti.

La leggerezza, la luce opaca sui personaggi che si illuminano all’improvviso, la patina come di vecchie fotografie in bianco e nero che scende ad avvolgere certe scene e i colori brillanti e attuali di posti in cui passato e presente si fondono a tracciare le cose che descrive.

Lascio la mia copia del libro ai miei genitori, che spesso faticano a capire il mio modo di interpretare il mondo. Farà bene anche a loro leggerlo.

g

Novembre 8, 2007

come scendere da un tagadà

Archiviato in: ricominciare — by funnyg @ 1:40 pm

Esiste ancora nei Luna Park quella giostra che ti fa andare il sangue alla testa tanto si agita e ti sbatacchia?ecco, stamattina mi sento come appena scesa da lì.Frullata.

(diciamo che ci sono salita una sola volta perchè quando mio padre ci portava alle giostre o era troppo presto, tipo le 4 del pomeriggio, ed era quasi tutto chiuso, o mi faceva salire solo su quelle che non facevano paura a lui. Mi ricordo bene, però come stavo dopo!).

Ieri sera alla 21.13, dopo soli 13 minuti di “casaTorino”, programma che il caro suzukimaruti trasmette con Giorgio Valletta ogni mercoledì dalle 21 alle 24 in radio, sui 91.2 FM, già dormivo. E ho aperto gli occhi alle 9.08

a presto, dal mio pezzo di sud

g

Novembre 5, 2007

Adulteri, Aldo Naouri

Archiviato in: festival — by funnyg @ 10:04 am

Adulteri, Aldo NaouriDa alcuni anni Aldo Naouri sta riversando la lunga esperienza di pediatra e psicanalista in libri di straordinario successo, che frequentano il territorio della saggistica ma con la forte presenza dell’elemento narrativo: Padri e madri e Le figlie e le loro madri sono diventati dei veri casi editoriali in Francia e in Italia. Adulteri è l’ideale prosecuzione dell’analisi della famiglia moderna che Naouri sta compiendo dall’osservatorio privilegiato del lettino dello psicanalista.

L’autore spiega l’approccio e i motivi che lo hanno spinto a scrivere questo libro dicendo: «Non smetterò d’essere il pediatra e l’analista che sono sempre stato. In effetti, ho dedicato parecchio tempo a interrogarmi sul divenire delle giovani coppie di cui ho curato i figli, tentando di individuare le ragioni che talvolta spingono l’uno o l’altro dei partner a rompere il patto implicito di fedeltà in cui si era impegnato all’inizio dell’avventura». Ben lontano dal presentare una carrellata di pruriginose strategie di seduzione extraconiugale, o dall’impartire lezioni di fedeltà o di gestione matrimoniale, Naouri avvicina il proprio sguardo ai delicati rapporti di coppia senza alcun criterio moralizzatore, restituendoci l’immagine di uno spaccato sociale che all’alba del XXI secolo stenta a ritrovare la propria identità.

Aldo Naouri, “Adulteri”, Codice edizioni 2007

[Odiamore ha accompagnato l'autore in giro per il Festival, lo abbiamo ascoltato in conferenza, davvero un buon divulgatore]

Supportato da WordPress.com