Funnyg’s Weblog

Ottobre 4, 2007

questi giorni/l’equilibrio è un miracolo

Archiviato in: andare — by funnyg @ 8:04 am

L’equilibrio e’ un miracolo
(musica di T. Canto, testo di E. Cirillo e P. Laquidara)

Guardo il mondo e penso a  testa in giu’
Sopra a un filo che e’ sospeso
Di vertigine in vertigine
Dove e’ piu’ leggero esistere
Dolce e’ vivere nell’aria
L’equilibrio e’ un miracolo [...]

Sveglia, fuori è buio. Caffè davanti alle tende gialle. Vestirsi, uscire. Treno, iniziare a lavorare. Lavorare, lavorare. Dodici ore. Uno sguardo fuori, annuso l’aria. Sa di sale, è spessa, non leggera. Vedo: un pezzo di cielo grigio, uno squarcio tra i tetti di ardesia. Una strada in salita con flussi gente in direzione opposta. Macchioline scure che si arrampicano sul lastricato. Il campanile di una chiesa, bicromia di bianco e nero. Un neon rosso che segna ventuno gradi. Eppure è tutto scuro, appannato. Pesante. Uscire, correre. Treno. Lavorato. Quindici ore.

Equilibrio, dov’è? Dove sono le cose che mi riempiono. Solo gli occhi socchiusi di un bambino, in cui riconosco l’amore e i tratti di amici cari.Un sms che mi augura buona giornata, se ci riesco. Una voce che non mi lascia mai e imperterrita mi cerca anche dopo otto chiamate senza risposta; in questo che vedo la differenza, un senso all’affannarsi, al tenere botta, come si dice al nord.

Al non perdere l’equilibrio sul filo sempre teso delle giornate che scivolano via tutte uguali.

Riporre i pensieri in un angolo nascosto dove solo io posso guardare, se voglio, se decido di farlo.Lì si accumulano le vasche in piscina, le carezze inaspettate, le parole che non dimentico. Gesti concreti di bene. Lì c’è Trastevere affollato, la tovaglia a quadri blu, le stoviglie spartane. Ci sono le parole: tirare fuori ricordi, nomi di persone, episodi. Ridere. Farsi ancora stupire nell’osservare angoli della città, magnifica, sempre, maestosa, dopo decine e decine di volte. Sentirsi felice, dopo tanto tempo.

Quasi le tre di sabato notte, camminiamo mano nella mano sulla strada che dal Colosseo porta a piazza San Giovanni. C’è silenzio intorno. Ho le gambe stanche, mi chiedo di che colore si la felicità. Mi sembra averla vista scintillare come le luci della notte romana, fugace, come un guizzo.Come un caffè intorno a un tavolo o il pranzo della domenica e mia zia con gli stessi occhi di mia nonna, come i miei. Azzurri, verdi o non lo so. Ma sinceri. Mia zia sempre stanca, ora nonna attenta, precisa. Indaffarata mentre mi racconta il suo ultimo sogno davanti al lavandino, mentre asciuga convinta una goccia che non c’è già da tre o quattro passate. Mia zia che ha scelto la vita comoda, lei che era “la signora” e che intorno a quest’idea continua a vivere, anche ora che “il dottore” non c’è più. Mia zia moglie fedele e irreprensibile. Si sarà mai sentita felice come me accanto a lei davanti al lavandino d’acciaio? mi chiedo.

Roma e i locali dietro piazza Navona. Dedali di viuzze che non tel’aspetti proprio.La domenica pomeriggio tra amiche nella cucina assolata le nostre voci, di nuovo, dopo quasi quattro anni. Inspiegabile l’intesa, come non essersi mai allontanate. Fuori il tramonto viola sopra piazza Barberini. La felicità, adesso, ha il colore dei sampietrini: è grigia, ambrata.Leggo e qualcuno mi scrive: grazie per esserti fatta indovinare da me; è un regalo, un pezzo di me che ho regalato. So essere ancora io. Quella che conoscevo.

Recupero dall’angolo dei pensieri tutto quello che farò tra un mese esatto, quando tutto sarà finito. Casa, il mio letto, la gente che non riesco mai a incontrare tutta insieme: nomi su un post-it giallo, per ora. Fili tesi, per ognuno una storia, un ricordo, un pezzo da mettere insieme. Parti di me che, regalate o lasciate indovinare, rendono tutto possibile, affrontabile, che ne vale la pena.
Torino Porta Nuova. Raccolgo i fogli, pc spento.Ultima fermata. Devo scendere.

Supportato da WordPress.com