Metti subito tutto a posto, non si sa mai, arrivi qualcuno!
Mamma, ma ci viene a trovare mai nessuno!
Che ne sai, devi essere pronta, sempre!
L’acqua scivola addosso sulla pelle abbronzata e guardo la schiuma: si porterà via la tensione di questa giornata? E la voglia e il bisogno di correre, come la scorsa settimana, nel parco, sul sentiero che costeggia il fiume, per un’ora, senza sentire la fatica, senza dolore, con la mente staccata da tutto, libera. E nuotare, senza sentire i rumori e le voci. Lasciarmi attraversare e buttare via quello che non serve, che fa male. E invece.
Dodici ore.
Stanza stretta, finestra chiusa, ad un certo punto tutte le stanza sono vuote. Sembra il set abbandonato di un film, o certi paesini del sud fermi al momento di tragedie o terremoti. Il silenzio. Solo la musica del mio mac, e i pensieri trasversali che mi bucano la mente, oltre le cose da finire, per cui uso sempre il secondo cervello.
Sono certi visi, certe mani, sensazioni. È l’idea che picchia, il cursore sul foglio bianco che sbatte e torna indietro. Concetto: adesso dovrei avere tra le mani qualcosa di molto gratificante, circondata da persone che piano piano diventano meno estranee. Eppure, se mi fermo, mica lo so se sono felice. Mi manca sempre qualcosa, passo il tempo a capire cosa. Inquieta, conosco sempre e solo quello di cui sento il vuoto, la mancanza. Quello che ho non mi fa mai appagata, felice, soddisfatta.
E verrà il tempo di dire: posso osare? dice Eliot
[Odiamore dice che non conta come ti vedi tu, tanto non saprai mai come ti vedono gli altri. Mia sorella dice che so solo lamentarmi. Lui, che la storia della bambina frustrata e repressa da genitori troppo all’antica non attacca più. Un chimico importante dice che sono meno buona di quello che immaginavo e più donna di quello che credo. Suzukimaruti dice che la mia “lucanità” è un gran dono. Il senatore diceva con molto affetto che funnyg non ha ancora imparato ad amarsi da sola. Forse tutti hanno ragione. Forse sono solo stanca e siccome mentre scrivo e il mio pc manda Creep (botta sul cuore, per chiudere la giornata niente male), e sono le tre meno venti, spengo e vado a nanna. A quest’ora la città è silenziosa. Il mio zaino per domani è pronto (parto per la prima volta con una delle mie poche, vere amiche, di quelle che se hai culo, nella vita, ne incontri tre o quattro in tutto). Andiamo a Parigi, dove stellakeride sembra avere lasciato il cuore. Recupererò lavorando il prossimo fine settimana, mica la passo liscia così.Farò belle foto, come mi insegna Elianto così nei nostri viaggi, sempre con la musica giusta, avrò da raccontare anche io!]
g
Bentrovata
Comment di Giovanni Calia — Settembre 6, 2007 @ 12:52 pm |
anche a te estragon..mi sa che iniziamo ad avere troppi amici in comune
Comment di funnyg — Settembre 6, 2007 @ 12:53 pm |
giovanna! il commento al post (forse) via mail
Comment di peppuccio — Settembre 6, 2007 @ 4:58 pm |
“E tempo ancora per cento indecisioni,
e per cento visioni e revisioni…
…Avrei dovuto essere un paio di artigli ruvidi
Che corrono sul fondo di mari silenziosi.”
J. Alfred Prufrock
take care
elianto
Comment di elianto — Settembre 7, 2007 @ 5:48 am |
che ci vuoi fare, questi siamo noi. Poche persone in un lembo di terra deserta che appena possono stringono amicizie durature
Comment di Giovanni Calia — Settembre 7, 2007 @ 2:59 pm |
tornata!appena possibile post su Parigi.. si parte, si torna..
c’est la vie (si scrive così:))??
Comment di funnyg — Settembre 10, 2007 @ 8:01 am |
Davvero ho detto “non conta come ti vedi tu, tanto non saprai mai come ti vedono gli altri”? Devo riflettere, e devi aiutarmi a ricordare
Comment di odiamore — Settembre 10, 2007 @ 4:51 pm |
E provare così? accostare a ogni pensiero, a ogni immagine mentale, una cosa da fare (giusta, sbagliata, desiderata, spaventosa, curiosa, importante, pericolosa, sciocca, vergognosa, carina, non importa). Poi farla. Poi guardarle insieme. Poi da capo. Le parole non si attaccano alle parole: vagano indistinte e noi con loro. Ma se si attaccano alle cose ridivengono dure come i sassi di laggiù.;-)
Comment di distretto71 — Settembre 12, 2007 @ 8:49 am |
se si attaccano alle cose le parole si animano,puoi vederle, diventano cose che si toccano; ma non è possibile sempre: esistono le sensazioni che tradotte in azioni dicono poco, i brividi: a che cosa li attacchi? i desideri inespressi che ti danno la spinta come quando ti tuffi e cominci a nuotare.
“le rose che non colsi”, l’inespresso, l’immaginato.
Forse è tutto lì: capire che non sempre c’è un modo per avere, anticipare, sapere, riconoscere. Accettarlo come un aspetto del nostro essere “finiti”..boh. ho divagato?!
Comment di funnyg — Settembre 21, 2007 @ 9:01 am |